Voto

5.5

Che cosa succederebbe se la minaccia di una fede estremista e cieca giungesse oggi dal cuore del cristianesimo e non dall’allogeno islam? Kirill Serebrennikov prova a rappresentare questo scenario in Parola di Dio, presentato con successo allo scorso Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard”. Attraverso il delirio fondamentalista di Veniamin, un giovane studente freak e solitario, si manifesta il pericolo quanto mai attuale del fanatismo religioso, capace di travolgere costumi e convenzioni vigenti e insinuarsi subdolamente nelle menti.

Dall’esposizione dei corpi in bikini durante le lezioni di nuoto alle invettive omofobe e antisemite, l’oscurantismo folle di Veniamin si delinea in un crescendo di orrore: il ritmo della narrazione si intensifica divenendo martellante in prossimità del drammatico finale. La derivazione teatrale (Martyr, Marius von Mayenburg, 2012) è tradita dagli ambienti caliginosi e dalla recitazione sovrabbondante dei personaggi, affollati confusamente intorno al protagonista. Sotto il potere ideologico di una fede sovraesposta e urlante  ̶  basti pensare alla massiccia presenza di didascalie bibliche in sovrimpressione – crolla tuttavia la struttura narrativa del film, che mal regge i colpi di un espressionismo spudoratamente ostentato.

Giorgia Maestri