Voto

6.5

Sono trascorsi quattro anni dall’ultimo album dei Paramore; anni di attriti e litigi culminati con l’abbandono di tre membri e terminati con il ritorno del batterista Zac Farro, insperato perfino dalla stessa frontwoman.

After Laughter, quinto disco della rock-band del Tennessee, somiglia a un completino ricamato su misura e ben confezionato: i Paramore mettono da parte i suoni punk ed emo, esorcizzando così il rischio di diventare la parodia di loro stessi, per concedersi a un pop più limpido e giocoso. Un album che lascia spazio ai synth e che non teme di rimandare alla musica anni ‘80 (Rose-Colored Boy, ad esempio, sembra strappata dalla discografia di Cindy Lauper).

Richiamando elementi già sentiti nell’ultima creatura di Lady Gaga, disco ricco di ballad pulitissime, e nel singolo Malibu di Miley Cyrus, anche la Williams converge verso il nuovo trucco delle artiste pop: ripulirsi e colorarsi di toni pastello. L’incanto quasi melenso delle sonorità nuove dei Paramore, però, si scioglie in testi trapassati da insicurezze e malinconia, fino a scontrarsi con un cinismo (“Hard times, wanna make you wonder why you even try”) a tratti disperato. Paramore promossi, questa volta, ma non a pieni voti.

Margherita Cardinale