Voto

8

Incaricato dalla Santa Sede, Wim Wenders firma un documentario che non si avvale di attori professionisti – fatta eccezione per un cameo “storico” in cui Ignazio Oliva interpreta San Francesco – e si sviluppa scolasticamente: il corpo centrale è costituito dalle quattro lunghe interviste concesse dal Papa al regista nel corso di due anni. Non si tratta infatti di un documentario biografico sull’operato del Papa, ma di un’indagine personale che lascia pieno spazio a Bergoglio per argomentare le tematiche clou del suo pontificato. Il pontefice guarda dritto in macchina, negli occhi dello spettatore, rivolgendogli un messaggio tanto semplice quanto chiaro: la rinuncia alla ricchezza materiale a favore della condivisione e della reciprocità fraterna.

La riflessione cruciale, messa costantemente in primo piano da Wenders, è quella che denuncia le gravi condizioni in cui versa il pianeta. È questo il punto di partenza da cui si dipanano poi le più ampie argomentazioni circa lo sperpero delle risorse ambientali e dei beni di consumo, la sperequazione tra le classi sociali, le politiche migratorie, l’opposizione agli sbarchi e l’utilizzo massiccio delle armi negli Stati Uniti. Un’ampia meditazione sulle grandi problematiche contemporanee, concentrate in poco più di 90 minuti e corredate da toccanti immagini di repertorio.

Sebbene possa superficialmente apparire come una pellicola di propaganda o addirittura filocattolica, Papa Francesco – Un uomo di parola riesce nello sforzo di restituire un punto di vista neutrale e obiettivo. La tenerezza dei primi piani sul pontefice non trasforma mai il suo volto in quello di un papà o di un nonno tanto amorevole quanto combattivo: è chiaro il suo ruolo di capo della Chiesa, di condottiero umile e carismatico che non si ferma alla denuncia ma si affretta ad agire prima che sia troppo tardi. Le immagini di repertorio, messe a disposizione per Wenders dagli archivi della Santa Sede, aiutano a costruire l’immagine di un Papa tenace e vicino ai più poveri; un San Francesco contemporaneo che il presente ha la fortuna di ospitare. La sensazione ultima, perché è sulle emozioni che punta dritto Wenders, è quella di un prodotto finito e ben confezionato, allergico ai fronzoli.

Agnese Lovecchio

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