La Cineteca di Bologna ricorda lo scrittore Georges Simenon a trent’anni dalla sua scomparsa, proiettando per tutto il mese in versione restaurata i film ispirati alle sue opere. Dopo Maigret e il caso Saint Fiacre, arriva in sala Panico (Julien Duvivier, Francia, 1946), tratto dal romanzo Il fidanzamento del signor Hire (1933).

Noir di elevata raffinatezza, il film si colloca tra i principali esponenti del genere, che tra gli anni ’40 agli anni ’50 godette di un grande successo sia in Europa che negli Stati Uniti. Monsieur Hire (Michel Simon) rappresenta infatti la figura tipica del protagonista del noir: un uomo ingannato e soggiogato da una pericolosa femme fatale. E, come nella migliore tradizione hitchcockiana, la storia si apre con la rivelazione dell’identità dell’assassino, per poi svilupparsi attorno alle macchinazioni meschine in cui si trova invischiato il protagonista, ingiustamente incolpato da Alice (Viviane Romance) per proteggere il vero killer. Tema portante del film è l’aspra critica alla massa, alla gente piccola desiderosa di sangue e rappresaglie, a quel passa parola malsano che sfocia nella foga irrazionale con cui tutti puntano il dito contro Monsieur Hire. Film cupo e angosciante, descrive la periferia della capitale francese come una realtà in cui si annidano violenza e razzismo e chiunque è pronto a sospettare anche del proprio vicino di casa.

Con Panico Duvivier (che successivamente diverrà famoso in Italia per aver diretto i primi due film di Don Camillo: Don Camillo (1952) e Il ritorno di Don Camillo (1953), prodotti dalla Cineriz) ha dimostrato la propria capacità di creare atmosfere in cui la violenza e la poesia si fondono insieme dando vita a qualcosa di esteticamente grandioso.

Mattia Migliarino