Voto

8

Il dodicesimo album in studio di Ozzy Osbourne arriva a dieci anni da Scream, ultimo lavoro in studio da solista, e a sette anni da 13 con i Black Sabbath. Dieci anni non privi di qualche brivido, soprattutto a causa dei recenti problemi di salute che hanno causato il posticipo di molte date del No More Tours 2, e che hanno portato il principe delle tenebre a rivelare al magazine inglese “Kerrang!” che spesso si trova a pensare che la morte renderebbe la sua vita più semplice. Ed è proprio durante la sua degenza che Osbourne ha avuto modo di lavorare a Ordinary Man, un disco testamento in cui regnano l’ironia (“Do they sell tea in Heaven?”, Goodbye) e decibel da capogiro.

L’album si apre con la luciferina Straight to Hell: sonorità dure, una band di fuoriclasse (Chad Smith, Duff McKagan e Slash hanno contribuito a realizzare molte tracce del disco) e un testo che, come molti altri del disco, fa riferimento senza mezzi termini alla dipendenza da sostanze stupefacenti (I’ll make you lie, I’ll make you steal and kill/I’ll make you crawl until your final thrill/Enjoy the ride, I’ll plant my bitter seed/You’ll kill yourself and I will watch you bleed ). La titletrack vede la partecipazione di Sir Elton John, ed è una delle tracce più riuscite di Osbourne da No More Tears ad oggi.

Una piano ballad introspettiva in cui le due leggende del rock and roll riflettono sul passare del tempo e sulla morte, ma senza retorica (“Yes I’ve been a bad guy/Been higher than the blue sky/and the truth is I don’t wanna die an ordinary man/I made momma cry/don’t know why I’m still alive”). Ordinary Man si chiude con la seconda collaborazione tra Ozzy Osbourne e Post Malone, figlia del rapporto con il produttore Andrew Watt – in cabina di regia anche per Hollywood’s Bleeding di Malone –, It’s a Raid. Una traccia dall’animo punk rock, che proprio sul finale regala ai fan quello che potrebbe essere un ultimo saluto in pieno stile Osbourne: “Fuck you all”.

Non è ancora possibile sapere se Ordinary Man sarà davvero l’ultimo album di Osbourne. In compenso, però, gli affezionati del genere avranno un disco realizzato in maniera certosina da consumare per i prossimi mesi.

Christopher Lobraico