Voto

7

Vent’anni della storia di una famiglia, divisa in capitoli e cantata sotto forma di racconto epico da un pastore cieco, affiancati da un accuratissimo studio antropologico: il narcotraffico così non l’ha mai raccontato nessuno. I registi Ciro Guerra e Cristina Gallego decidono di non soffermarsi sulla produzione e la distribuzione della marijuana, ma di mostrare come generazione dopo generazione un clan Wayuu, popolo indigena del nord della Colombia, si invischi sempre più nella criminalità fino a perdere completamente il contatto con il proprio stile di vita tradizionale, trovandosi quotidianamente divisi tra il rispetto di usanze millenarie e la facile attrattiva del capitalismo.

La terra la vera protagonista: un deserto dalla bellezza mozzafiato che con i suoi uccelli d’estate (Pájaros de verano è il titolo originale del film) non smette mai di parlare ai suoi abitanti, lanciando avvertimenti e plasmando i sogni. La fotografia le rende omaggio in ogni inquadratura, cogliendone i colori e giocando sul contrasto fra la lussureggiante ricchezza materiale e la povertà dell’arido territorio in cui essa sorge.

Nonostante la finezza delle intuizioni registiche, la narrazione sembra faticare a ingranare il ritmo giusto e dipinge i personaggi più come simboli di una mitologia che come individui con un’interiorità da esplorare, impedendo allo spettatore di sentirsi coinvolto appieno.

Clara Sutton