Voto

7.5

Dopo otto anni lontano dalla macchina da presa, il regista jugoslavo Emir Kusturica torna a raccontare la guerra bosniaca presentando in concorso all’ultima edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia Sulla Via Lattea.

Lo stile del regista è inconfondibile: episodi surreali animati da personaggi grotteschi si susseguono in ambienti onirici e favolistici, ricchi di espedienti tragicomici e talvolta satirici (l’insensatezza della realtà rappresentata è, in fin dei conti, specchio dell’insensatezza della guerra). Il ritmo della narrazione è continuamente spezzato da inserti eccentrici, e pare che proprio l’espansione e la mancanza di un centro regolatore della materia siano le cifre fondamentali dell’opera di Kusturica: il testo non sa riconoscersi in un centro unico e non può fare a meno di disperdersi e moltiplicarsi in direzione di un’infinita entropia.

Sebbene acuto e raffinato, l’incedere del racconto ripete quello dei capolavori firmati da Kusturica tra gli anni ‘80 e la metà degli anni ’90, quando la guerra bosniaca era un poco più attuale: la vitalità di Ti ricordi di Dory Bell? (Leone D’Oro a Venezia nel 1981), Papà è in viaggio d’affari (Palma d’Oro nel 1985) e, soprattutto, di Underground (Palma d’oro nel 1995) pare essersi affievolita. A meno che la caricatura di sé stesso e del proprio cinema non sia un’intenzionale presa in giro a questo mondo insensato e tendente alla ripetizione: in questo caso coglierebbe nel segno e prenderebbe in giro anche chi assiste.

Giorgia Maestri