Voto

7

Il terzo film del regista svedese di origini egiziane va contro gli stereotipi classici del noir/poliziesco e si fa promotore del genere attualizzandolo in maniera eccellente. Non più le strade di New York o i bassifondi di Parigi ma il Cairo del 2011, a dieci giorni da quella che verrà chiamata Primavera Araba.

Contestualizzando la storia con il periodo storico in questione, Saleh rende la pellicola una denuncia del sistema pre-rivoluzionario, quando la corruzione dello stato era diventata una vera piaga sociale. La vicenda, che si svolge in maniera lineare avvicinando più pubblico possibile alla tematica, si inserisce con coerenza nell’ambientazione e descrive soprattutto quella che è la vita nelle periferie nordafricane, dove la maggior parte della popolazione è destinata alla ghettizzazione. Il regista si distacca ulteriormente dai dettami del genere sostituendo al bianco e nero dei noir classici una fotografia dalle tinte gialle e con una persistente luce verdognola che accompagnerà il protagonista per quasi tutto il film.

Vincitore del World Cinema Grand Jury Prize: Dramatic al Sundance Film Festival, Omicidio al Cairo trasforma un poliziesco dal plot banale in un film riuscito, capace di sensibilizzare gli spettatori sui risvolti politici della rivoluzione araba che ancora oggi continuano a manifestarsi, non solo in Africa ma anche in Europa.

Mattia Migliarino