Voto

8.5

In un mondo in cui le catene dei supermercati giocano a ribasso con i prodotti esposti sugli scaffali e i carrelli virtuali si riempiono con le migliori offerte a ritmo di click, dove chi consuma non riflette su cosa c’è dietro a quel prezzo così basso o su come sia possibile disporre di una così ampia scelta per un singolo prodotto, l’agricoltura contadina tradizionale muore.
Per affrontare questa aspra tematica spesso dimenticata, la regista Alice Rohrwacher e lo street artist/fotografo francese JR uniscono le forze in un’azione cinematografica: Omelia Contadina.

“Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita”.

Il film è una presa di coscienza della scomparsa di una cultura millenaria, dell’agricoltura contadina, celebrata con un vero e proprio funerale sull’altopiano dell’Alfina. Un funerale atipico, dove le figure dei contadini disegnate da JR e stampate come gigantografie, lunghe 15 e larghe 4 metri, sono sorrette dai contadini stessi, che sfilano in processione lungo un sentiero sulla scura terra dei campi, accompagnati da una banda musicale. Le riprese dall’alto enfatizzano la grandezza di queste stampe, restituendone a pieno il significato e il peso della storia che gli agricoltori rappresentano.

Una ruspa scava le buche che accoglieranno le salme della tradizione agricola, mentre gli agricoltori in carne e ossa esprimono uno alla volta la loro preghiera, un grido liberatore urlato attraverso le loro parole, quelle di Pier Paolo Pasolini, quelle della biologa Rachel Carson e quelle del poeta Dinos Christianopoulos. Quando le enormi stampe sono ormai nella buca, gli agricoltori impugnano tra le mani la pala e cominciano a sotterrarle: la grande storia dell’agricoltura contadina viene sepolta.

“Per il contadino sconosciuto che ha piantato le siepi per convivere con animali ed insetti,  che ha piantato alberi per donare ombra e ristoro a greggi e pastori. Per tutti quelli che non hanno avvelenato ciò di cui dovevano nutrirsi. Preghiamo.
Per tutti i contadini senza nome che hanno conservato i semi, che hanno custodito l’esperienza e l’hanno donata, e non venduta, al prossimo. Per tutti i contadini che hanno protetto e consegnato a noi la ricchezza più grande che c’è: la biodiversità. Preghiamo.
Per tutti i contadini che hanno sofferto miseria e povertà ma hanno lasciato al mondo delle bellezze, delle meraviglie e dei paesaggi di cui tutti oggi si stupiscono. Per questa commovente testimonianza che gli esseri umani possono vivere in armonia con la natura e non sono solo vocati al profitto ed alla distruzione di tutte le risorse. Per tutti i contadini, e le contadine, che sono stati umiliati, sfruttati, ingannati dai padroni di tutti i tempi. Preghiamo.”

Come per Corpo Celeste (2011), Le Meraviglie (2014) e Lazzaro felice (2018), la regista continua nella sua indagine filmica naturalista, riflettendo sul rapporto tra tradizioni e contemporaneità questa volta attraverso il surrealismo delle opere di JR e la presenza della comunità contadina. Il contrasto tra la cruda realtà rurale e il fantastico delle gigantografie dell’artista vanno così a creare un paradosso visivo concettualmente impattante. Omelia contadina, disponibile gratuitamente sulla pagina ufficiale You Tube della Cineteca di Bologna, è un’azione cinematografica e videopoetica che parte dalle voci dei contadini dell’altopiano dell’Alfina e abbraccia tutto il movimento agricolo che si oppone alle multinazionali, allo sfruttamento delle risorse del pianeta, all’inquinamento e alle difficoltà dell’agricoltura sostenibile. Il funerale del mondo agricolo si trasforma in manifesto, per annunciare che l’agricoltura è viva e lotta: “Ci avete seppellito, ma non sapevate che eravamo semi”.

Alessandro Foggetti