Voto

8

Il regista curdo siriano Talal Derki ha compiuto un’impresa straordinaria: esplorare una realtà molto difficile per chi viene da fuori, analizzandola attraverso un occhio discreto e attento. È così che è nato Of Fathers and Sons – I bambini del Califfato, ottenendo numerosi premi e candidature, tra cui una nomination agli Oscar. Per realizzare questo progetto il regista è tornato nella sua terra natia e ha seguito per oltre due anni le vicende quotidiane di una famiglia di integralisti islamici parte di Al-Nusra, il gruppo armato jihadista nato da Al-Qaeda.

Le immagini colpiscono per la loro crudezza, ma non si tratta solo di questo: tutto il film sconvolge per la freddezza con la quale è girato. La forte religiosità in ogni singolo atto della giornata, l’ideologia della lotta armata, i raid nel cielo, le mine antiuomo nei campi fanno parte della normalità per i figli di Abu Osama, alcuni ancora piccolissimi, che percepiscono tutto questo come la loro dimensione quotidiana. La macchina da presa assorbe questa realtà restando in silenzio: i racconti, le strategie militari, le lacrime dei prigionieri, i momenti di tenerezza tra padre e figli, i giochi dei bambini, le risate sono circondati da un silenzio che comunica moltissimo. È attraverso i close-up sui volti, specialmente su quelli dei bambini, che il film parla e apre complessi interrogativi, etici e non, di cui uno sopra tutti: una volta diventati grandi, che cosa insegneranno questi bambini ai loro figli?

Giulia Crippa