MUBI è una cineteca online dove guardare, scoprire e parlare di cinema d’autore proveniente da tutto il mondo. La selezione dei titoli è affidata a una redazione di esperti del settore, che si occupano di costruire un vero e proprio percorso museale cinematografico attraverso mezzi diversi: i film, che possono essere in Cartellone o a noleggio, il Feed, che mostra cosa guardano gli altri utenti, il Notebook con notizie, interviste, reportage, approfondimenti; e ancora, la Comunità, ovvero il social di MUBI integrato a tutti gli altri, i Focus, gli Speciali e le Retrospettive. Ogni giorno viene proposto un nuovo film, che resta visibile per un mese e viene poi sostituito da un altro, in una rotazione continua. Dal 20 maggio 2020, MUBI ha introdotto la sezione Videoteca: una libreria di centinaia di titoli a completa disposizione di tutti gli utenti.

Durante il mese di luglio, MUBI amplia le retrospettive che ha inaugurato negli ultimi mesi; da quella dedicata alla regista Alice Diop e ai suoi racconti della periferia francese, a quella che omaggia la musica nel cinema attraverso una moltitudine di documentari da tutto il mondo. Parallelamente, la piattaforma continua l’attività di distribuzione di film usciti da poco o che difficilmente arriveranno nelle nostre sale con la sezione “MUBI: Riflettori puntati”. Per aiutarti a orientarti tra tutte le proposte, ecco 8 film da non perdere su MUBI a luglio 2022.

Cinecittà Babilonia: Sesso, droga e camicie nere, Marco Spagnoli, Italia, 2017 (1 luglio)

Nel 1959 la pubblicazione del libro Hollywood Babylonia dell’autore e regista sperimentale Kenneth Anger sconvolse il pubblico con le sue descrizioni dettagliate delle controversie all’interno dello Star System. Il film di Marco Spagnoli di cinque anni fa parte dall’esperimento di Anger per raggiungere lo stesso obiettivo, ma nel contesto italiano: svelare le ombre e gli eccessi che hanno accompagnato la nascita dello studio cinematografico più grande d’Europa, la cosiddetta “Hollywood sul Tevere”, meglio conosciuta come Cinecittà

Quel giorno tu sarai, Kornél Mundruczó, Ungheria/Germania, 2021 (2 luglio)

Presentato al Festival del Cinema di Cannes, il film di Mundruczó – successivo al pluripremiato e candidato all’Oscar con Pieces of a Woman (2020) – ripercorre la storia di tre generazioni, dalla seconda guerra mondiale alla Berlino contemporanea. Ponendo l’accento sui traumi intergenerazionali e sul modo in cui il dolore torna ciclicamente, il film del regista ungherese riflette sul quotidiano guardando al passato e dimostra come, in fondo, il tempo non sia mai davvero abbastanza per sanare le profonde cicatrici di una tragedia storica. 

Towards Tenderness, Alice Diop, Francia, 2016 (5 luglio)

Parte dell’estesa retrospettiva di MUBI dedicata alla regista francese Alice Diop, il docuemntario Towards Tenderness parte dalle voci di quattro ragazzi della periferia parigina che riflettono sul loro rapporto con la gabbia della mascolinità tossica. Intensi monologhi invitano il pubblico a porsi interrogativi che riguardano le fonti degli stereotipi di genere, delle metodologie coercitive della società e di una nuova ondata di pensiero che possa muoversi “verso un nuovo tipo di tenerezza”.

This Much I Know to Be True, Andrew Dominik, Regno Unito, 2022 (8 luglio)

Arrivato nelle sale italiane come film evento dal 22 al 23 maggio 2022, MUBI distribuisce questa seconda parte del dittico iniziato nel 2016 con il film One More Time With Feeling. Il documentario This Much I know to Be True cattura la simbiosi creativa tra il celebre cantautore australiano Nick Cave e il chitarrista Warren Ellis: un viaggio che ha a che fare prima di tutto col tema della resilienza e su come il cantante ha elaborato – faticosamente – la morte dei suoi due figli Arthur e Jethro.

Aloners, Hong Seong-eun, Corea del Sud, 2021 (11 luglio)

Nell’esordio della regista coreana Hong Sung-eun, una donna solitaria è costretta a rivalutare la sua esistenza isolata dopo l’improvvisa morte del vicino di casa: glaciale e asettico, Aloners denuncia l’alienazione urbana e lavorativa all’interno della società contemporanea, quella che catapulta gli esseri umani in uno sfrenato individualismo e li rende devoti al cinismo e all’impenetrabilità – e mostra come la stessa propensione alla solitudine ci connetta l’un l’altro.

North Terminal, Lucrecia Martel, Argentina, 2021 (20 luglio)

Presentato alla 72ª edizione del Festival del cinema di Berlino, North Terminal racconta il ritorno della regista argentina Lucrecia Martel a Salta, la regione più conservatrice dell’intero paese. Girato durante il lockdown del 2020, il film indaga una comunità marginalizzata di artisti locali, che la regista segue con attenzione e con estrema cura, soffermandosi sui momenti di aggregazione, sulle abitudini e sui riti che sono loro serviti da antidoto all’alienazione e allo sconforto emersi durante i mesi di pandemia.

Searching for Sugar Man, Malik Bendjelloul, Svezia/Regno Unito, 2012 (Videoteca)

Considerato uno dei documentari biografici più rilevanti del cinema contemporaneo e riproposto da MUBI in occasione del Biografilm Festival di Bologna, il documentario di Bendjelloul – vincitore del Premio Oscar nel 2013 – racconta la straordinaria vicenda della ricerca, da parte di due fan, del musicista semi sconosciuto Sixto Rodriguez. Facendosi strada tra strane leggende metropolitane e assurde dicerie, i due fan si impegnano nella scoperta dei segreti dell’esistenza (o della non esistenza) del musicista misterioso, divenuto celebre per un breve periodo in Sud Africa e sparito dopo poco nel nulla, come se facesse parte di una performance artistica

Quando eravamo fratelli, Jeremiah Zagar, USA, 2018 (Videoteca)

Tratto dal romanzo Noi, gli animali (2011) del romanziere americano Justin Torres, il racconto di formazione di Jeremiah Zagar dipinge le vite di tre fratelli in una famiglia della working class newyorkese, alle prese con genitori problematici e un’infanzia tumultuosa. Primo lungometraggio di finzione per il documentarista americano, Quando eravamo fratelli cattura l’innocenza dello sguardo infantile restituendo la visceralità di un’adolescenza spezzata, dove la violenza si sostituisce al sogno e le figure di riferimento sono assenti o deleterie. 

Arianna Caserta