MUBI è una cineteca online dove guardare, scoprire e parlare di cinema d’autore proveniente da tutto il mondo. La selezione dei titoli è affidata a una redazione di esperti del settore, che si occupano di costruire un vero e proprio percorso museale cinematografico attraverso mezzi diversi: i film, che possono essere in Cartellone o a noleggio, il Feed, che mostra cosa guardano gli altri utenti, il Notebook con notizie, interviste, reportage, approfondimenti; e ancora, la Comunità, ovvero il social di MUBI integrato a tutti gli altri, i Focus, gli Speciali e le Retrospettive. Ogni giorno viene proposto un nuovo film, che resta visibile per un mese e viene poi sostituito da un altro, in una rotazione continua. Dal 20 maggio 2020, MUBI ha introdotto la sezione Videoteca: una libreria di centinaia di titoli a completa disposizione di tutti gli utenti.

Per celebrare il primo mese del nuovo anno, a gennaio MUBI propone un calendario particolarmente carico di novità e visioni stimolanti: dall’attesissimo Aftersun (distribuzione MUBI e presentato al Festival del Cinema di Cannes), all’inedito Under The Silver Lake; non senza una manciata di sotterranee opere prime di registi oggi acclamati come David Cronenberg e Jerzy Skolimowski – fresco di uscita al cinema con Eo. Per aiutarti a non perderti nell’infinito catalogo della piattaforma, ecco 8 film da non perdere su MUBI a gennaio 2023.

Short Sharp Shock, Fatih Akin, Germania, 1998 (2 gennaio)

Primo lungometraggio del regista tedesco di origini turche Fatih Akin, Short Sharp Shock mette in scena le dinamiche dell’immigrazione in Germania durante gli anni ’70 e ’80. Sentendosi costantemente stranieri nella loro stessa casa, i personaggi tratteggiati nel film sono agguerriti e contraddittori come nel cinema di Martin Scorsese, ma anche liberi e senza regole come nell’opera di Alan Clarke. Realizzato dal regista durante il suo ultimo anno all’Hamburg College of Arts, il film ha dato inizio a una nuova ondata di film sul multiculturalismo in Germania e sull’intolleranza, di cui oggi Short Sharp Shock – espressione utilizzata per riferirsi a una punizione dura ma estremamente breve – è considerato il manifesto.

Rysopis – Segni particolari nessuno, Jerzy Skolimowski, Polonia, 1964 (4 gennaio)

In concomitanza con la distribuzione del film Eo, coproduzione Polonia-Italia, MUBI ripropone il primo lungometraggio del regista polacco Jerzy Skolimowski, realizzato come saggio di fine corso alla Scuola di Cinema di Lods. Intimo e autobiografico – come molte opere prime – il film è un monologo interiore in cui il regista interpreta il suo alter-ego Andrzej Leszczyc, ventiquattrenne pronto ad arruolarsi che, durante le sue ultime ore di libertà – e grazie a fortuiti incontri e inaspettate conversazioni – è costretto a sottoporsi all’inevitabile bilancio della sua vita fino a quel punto.

Aftersun, Charlotte Wells, UK/USA, 2022 (6 gennaio)

Esordio alla regia della scozzese Charlotte Wells, Aftersun è un viaggio nostalgico nella memoria della protagonista – e della regista – percorso grazie al ricordo di un viaggio estivo trascorso in un resort della Turchia insieme al giovane padre. Delicato come una carezza e familiare come una vecchia foto trovata per caso tra oggetti dimenticati, il film presentato al Festival del Cinema di Cannes è un sincero racconto di un rapporto padre-figlia che parla delle capacità di comprendere le fragilità altrui, di crescita e della pregnanza dei ricordi

Under The Silver Lake, David Robert Mitchell, USA, 2018 (13 gennaio)

Dopo il primo The Myth of American Sleepover, seguito dall’affascinante horror It Follows, il regista David Robert Mitchell chiude quella che potremmo considerare una trilogia metacinematografica con Under The Silver Lake, uno strambo neo noir che omaggia David Lynch e Alfred Hitchcock. Nel film, il nullafacente Sam (Andrew Garfield) si ritrova coinvolto all’improvviso nel mistero legato alla sparizione di Sarah, una ragazza che conosce appena. Destreggiandosi tra le insidiose colline di Los Angeles come Fred Madison in Strade Perdute, Sam avverte la presenza di qualcosa di decisamente torbido, ed è ormai troppo tardi per scegliere di non andare fino in fondo. 

Actual People, Kit Zauhar, USA, 2021 (18 gennaio)

Presentato allo Slamdance Film Festival, il primo lungometraggio diretto – e interpretato – da Kit Zauhar segue la giovane Riley durante la sua ultima settimana di college, uno strano limbo in cui è costretta a confrontarsi con ld ansie riguardo alla vita sentimentale, alla famiglia e al futuro. A metà tra un film di Joachim Trier e una commedia di Kevin Smith, Actual People offre uno sguardo sulla vita universitaria a New York attraverso un intimo ritratto di una ragazza che, parte della contraddittoria e iper-stimolata Generazione Z, è alla disperata ricerca del proprio posto nel mondo. 

Kaboom, Gregg Araki, USA/Francia, 2010 (19 gennaio)

Direttamente dall’universo eccessivo ed esplosivo del regista Gregg Araki, Kaboom segue la storia del giovane Smith che, appena arrivato all’università, comincia ad avere sogni ricorrenti su una misteriosa ragazza, per poi scoprire di avere strani legami con una setta a cui pare essere predestinato. Droghe, killer mascherati, allucinazioni, sogni psichedelici e un’estetica uscita direttamente dai primi anni 2000: il film di Araki – il primo nella storia ad aver vinto la Queer Palm al Festival del Cinema di Cannes – è un teen movie che prende in giro il genere stesso e lo ribalta, come solo uno dei registi più grotteschi della storia del cinema è in grado di fare. 

Hockney, Randall Wright, UK, 2014 (23 gennaio)

Il regista Randall Wright intraprende un’indagine di tutti gli archivi – e dello studio – del leggendario pittore britannico David Hockney, che insieme a Andy Warhol e Roy Lichtenstein ha dato vita al movimento artistico della Pop Art, continuando ancora a ispirare ancora oggi la cultura visuale con i suoi dipinti tra sogno e realtà. Attraverso una lunga intervista con il pittore, oggi 85enne, il film ne ripercorre la carriera ma anche la vita privata, dall’esordio difficile fino all’esperienza nella comunità LGBTQ+ durante l’epidemia di AIDS negli anni ’80.

Becoming Male in the Middle Ages, Pedro Neves Marques, Portogallo, 2022 (25 gennaio)

Mirene, André, Carl e Vicente hanno poco più di 30 anni. I primi due, una coppia, stanno andando incontro a serie difficoltà nell’avere un figlio, mentre gli altri due stanno provando a risolvere il problema attraverso una procedura sperimentale. Dalla mente dell’artista visivo, regista e scrittore portoghese Pedro Neves Marques – recentemente in mostra al Castello di Rivoli e al Padiglione Portogallo della Biennale Arte 2022 –, Becoming Male in the Middle Ages è un breve racconto sulla corporalità, sul desiderio di riproduzione e sull’intimità, che è riuscito a guadagnarsi il plauso della giuria dell’International Film Festival di Rotterdam.

Arianna Caserta