C’è stato un tempo in cui i vampiri non erano rappresentati come adolescenti tormentati: non erano vittime di turbe amorose, non possedevano cellulari di ultima generazione, non abitavano villette, né vestivano alla moda. Tanto tempo fa questi principi delle tenebre erano figure tetre e oscure che uscivano dai loro freddi castelli della Transilvania solo al calar del sole per vagare nella notte in cerca di sangue vergine, seminando peste e morte tra villaggi e città.

Nosferatu il vampiro, pellicola diretta dal Maestro del cinema espressionista tedesco Friedrich Wilhem Murnau, a distanza di novantaquattro anni torna in questi giorni sul grande schermo grazie all’iniziativa “Il Cinema Ritrovato” promossa dalla Cineteca di Bologna.

Prima trasposizione cinematografica – anche se non autorizzata – del soggetto del romanzo di Bram Stoker del 1987, Nosferatu il vampiro è un capolavoro dell’epoca del muto, in quanto è riuscito a dare vita al filone cinematografico horror, ancora oggi tra i più seguiti e amati. Un film capostipite del suo genere, che a distanza di anni riesce ancora a ispirare, appassionare e mettere terrore nello spettatore.

nosferatu2

L’intento di Murnau non era tanto quello di confezionare un semplice adattamento cinematografico di un romanzo horror, quanto il riuscire ad andare oltre il suo stesso punto di partenza, servendosi di una storia di vampiri per veicolare la propria critica, dura e feroce, alla società tedesca e in particolare alla classe borghese che si stava allora imponendo con forza e prepotenza in tutta Europa. Il vampiro di Murnau non doveva essere infatti un borghese nobile, colto e dall’aspetto curato – come invece sarà Bela Lugosi nel Dracula del 1931 –, bensì una figura lugubre e decadente, dalla carnagione pallida e dalle movenze meccaniche. L’idea del regista era infatti quella di creare un personaggio che ricordasse una sorta di fusione tra l’uomo e alcuni degli animali più ripugnanti come il topo o il pipistrello.

Non riuscendo a realizzare il proprio progetto a causa del rifiuto da parte familiari di Stoker di concedergli i diritti d’autore, il regista si inventò un astuto stratagemma: il nome del Conte Dracula si trasformò in Conte Orlok e la città di Londra diventò l’isola di Wisborg. Sfortunatamente, però, questi cambiamenti non servirono al suo scopo, e Murnau fu trascinato in tribunale con l’accusa di violazione dei diritti d’autore; vinta la causa dai parenti di Stoker, il giudice ordinò la distruzione di tutte le copie della pellicola. Murnau non si arrese: regista anticonformista e poco incline al rispetto regole, rimase fedele alle proprie idee e salvò i negativi della pellicola. Grazie alla sua indole anarchica, dunque, il film è riuscito a sopravvivere fino ai nostri giorni e grazie a “Il Cinema Ritrovato” possiamo addirittura vedere nuovamente nelle sale uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.

Daniele Del Viva