1. Ossessione

Trasposizione del romanzo della scrittrice irlandese Sally Rooney Persone Normali (in Italia dal 16 luglio su Starzplay), Normal People (BBC Three e Hulu) è più di un semplice reboot. I due registi Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald hanno stravolto lo script originale per rendere la narrazione più funzionale al piccolo schermo: se Rooney miscelava senza soluzione di continuità presente e passato della storia tra Connell e Marianne, i dodici episodi della serie seguono una cronologia lineare che racconta i due protagonisti dall’ultimo anno di scuola superiore a quello finale del college. Una scelta che rende più fluida ed evidente la maturazione dei due ragazzi.

2. Fare un divano

Lo script di Normal People risponde a Sorrentino: “Se uno ha un divano, scrivere un libro significa mettere le parole sul divano, mentre scrivere la sceneggiatura è fabbricare il divano“. La serie elabora la narrazione di Rooney secondo due direzioni: la descrizione come preparazione e molla dell’azione; i dialoghi lentissimi nella loro estensione e rapidi nell’intensione; il corpo come centro d’attrazione. Normal People si fa specchio cinematografico della scrittura calcolata e accorta della scrittrice irlandese, attraverso un montaggio lento e movimenti di camera sempre controllati. La serie conserva una delle caratteristiche chiave del libro di Rooney: al centro della scena non c’è il perché, ma il come.

3. Corpo libero

Corpo e sesso. Questi i temi cruciali della serie, proprio come il romanzo. Sono l’uno causa e l’altro effetto di una necessità intrinseca, implacabile e inviolabile dell’essere umano. Sono la chiave sia fisica sia emotiva di accesso all’altro, attraverso un processo evocativo e mai possessivo. La serie, infatti, mette al centro il sesso come veicolo anzitutto di libertà.

4. Dare un senso

Sally Rooney ha scritto due romanzi molto differenti, che parlano, però, della stessa cosa (anche Parlarne tra amici finirà presto sul piccolo schermo): la fragilità emotiva (e sessuale) in cui la nostra società è ingabbiata. Normal People non racconta di due persone che si completano, ma di due persone che si impegnano a migliorarsi vicendevolmente e ad autoaffermarsi nel mondo come singoli individui, nel riconoscimento delle reciproche personalità e alterità.

5. “Non sono mai sola quando sono con te”

Gli esordienti Paul Mescal (Connell) e Daisy Edgar-Jones (Marianne) sono di una bravura disarmante. Nel caso di Marianne pensiamo al nono episodio, cruciale nel processo che la porterà a essere consapevole del proprio corpo: se inizialmente Marianne rifiuta lo sguardo dell’altro, portando il proprio corpo a fare lo stesso, progressivamente troverà il senso del personaggio proprio per addizione. Nel caso di Connell, invece, Mescal deve reggere la responsabilità di essere il personaggio principale, il perno della storia, il luogo dell’implosione, che si manifesta in tutta la sua durezza nel dialogo tra lui e la psicologa, ricordando le atmosfere di Manchester by the Sea (Kenneth Lonergan, USA, 2016).

Davide Spinelli