Voto

8

Day Breaks è un viaggio lungo le armonie di cinquant’anni di Jazz a ritmo di Blues, Swing e Soul, primi amori di una Jones ancora ventenne. Ora, nel pieno della sua maturità artistica, la cantante newyorkese ha ripensato il proprio bagaglio, trovando un posto stabile nello scenario pop-folk più aggiornato.

Mancava da tempo un album di questo tipo, veramente americano: la Jones si rimette a parlare con i classici di Silver (Peace) ed Ellington (Fleurette Africaine) vincendo pienamente la sfida. Più tradizionale e meno invasivo è stato, invece, il confronto con Neil Young: la celebre Don’t Be Denied viene reinterpretata come un puro omaggio al maestro canadese, senza troppi ripensamenti stilistici.

Se in Burn e Sleeping Wild emerge il tormento per gli amori non contraccambiati, con Once I Had a Lough, allontanandosi dalle tinte fosche del Blues, trasmette invece il lato più vitale e leggero di Norah Jones.

Matteo Abruzzo

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