Voto

8

Dopo il sorprendente esordio nel lungometraggio con Scappa – Get Out, Jordan Peele prosegue il suo percorso nell’horror d’autore con Noi, che lui stesso ha definito parte di uno stesso progetto volto a esplorare l’orrore racchiuso non in una presenza extraterrestre o sovrannaturale ma in noi stessi.Noi affronta la morbosa paura che qualcuno di “altro” da noi arrivi a sconvolgere la vita di ogni giorno, appropriandosi di ciò che è nostro: ma questa paranoia non è altro che il riflesso delle nostre colpe, che gettiamo sugli altri rifiutando di guardarci in faccia.

La famiglia di Adelaide (una meravigliosa Lupita Nyong’o) si trova in vacanza a Santa Cruz, luogo a cui la donna è legata per via traumatici ricordi infantili, quando viene assediata da una famiglia di spaventosi alter ego, armati di inquietanti forbici e desiderosi di prendere il loro posto.
Us, il titolo originale, è anche la sigla abbreviata di USA, come confermano i doppelganger nel rispondere alla domanda del marito di Adelaide (Gabe/Winston Duke) “Ma voi chi siete?”: “Siamo americani”. Il messaggio che Peele vuole mandare al suo Paese non potrebbe essere più chiaro: nella pellicola tornano ripetutamente immagini di duplicità (che, forbici, sorelle gemelle), e la fotografia altamente simbolica gioca in modo geniale con il buio, tenendo nascosti i volti dei sosia per rivelarli all’improvviso secondo un continuo gioco di choc, e soprattutto con le ombre dei protagonisti, riprese spesso nelle loro distorsioni e nel loro silenzioso accompagnare ogni movimento.

La seconda metà del film si dimostra nettamente superiore alla prima: sviluppa i personaggi in per rivelarne interamente la potenzialità distruttiva degli stessi, senza farsi mancare momenti di irresistibile black humour. Accompagna il tutto una colonna sonora da capolavoro, anche questa volta a cura di Michael Abels, che tocca il suo apice nel Pas de Deux che accompagna il micidiale duello danzato fra Adelaide e la sua alter ego. Il finale è di quelli che fanno uscire dal cinema riproiettandosi in testa il film dall’inizio alla fine, con la voglia di vederlo una seconda volta per poter cogliere la fine rete di collegamenti che è stata intessuta fin dalla prima inquadratura.

Clara Sutton