Perché nessuno ha pianto per i dinosauri? Il curioso, incontestabile interrogativo, se a primo impatto può sbigottire e disorientare, lascia subito spazio a un sorriso spensierato: è questo lo spirito quasi infantile che anima il collettivo indie-pop di Gabriele (voce e chitarra), Federico (batteria) e Iulian (basso).

L’immediatezza delle melodie allegre e orecchiabili ha colpito fin da subito l’ambiente underground milanese, in particolare dopo Here Comes The Big Bang, EP d’esordio uscito nel 2013. Da quel momento la band ha calcato senza sosta palchi di tutti i generi, dal pub sperduto di provincia ai festival più in vista della scena, come il MIAMI ANCORA. Il groove vivace e le linee vocali semplici e rimate – sapientemente accoppiati alle camicie floreali, diventate ormai il loro marchio di fabbrica – hanno conquistato il pubblico, trascinandolo in un’atmosfera coinvolgente e surreale, in una festa cui tutti sono invitati.

Il sound lo-fi delle chitarre pulite e squillanti, che a tratti sembrano arrivare direttamente dalle spiagge californiane del surf-rock anni ‘50, trionfa nel secondo EP, uscito nel marzo 2016: Ten Billion Years Later catapulta gli ascoltatori nel clima tropicale delle freschissime Piña Colada e Mexico, pur dando voce anche a velati momenti di malinconia. A consacrare l’efficacia del progetto, arriva anche il successo intercontinentale. La band è infatti reduce da un piccolo tour di sei date in Giappone, che ha toccato negli ultimi dieci giorni del 2016 le città di Kyoto, Osaka, Tokyo e Yokohama.

La semplicità melodica e l’allegria dei pezzi del trio di Gabriele esondano anche negli artwork dei due EP. Grafiche semplici, colorate e pixelate sembrano proiettare il disco in un videogame vecchia scuola, in cui brani come Fantasy diventano jingle incalzanti per avventure bidimensionali: la semplicità melodica e l’allegria dei pezzi esondano anche nell’elemento visivo.

Riccardo Colombo