Voto

5

In una Seoul decadente, teatro di sordide guerre tra clan rivali, il giovane affiliato Park Tae-goo (Uhm Tae-goo) si trova nel mirino di un intricato gioco al massacro. Prima si vendica dei suoi superiori, responsabili della morte della sorella e dell’amata nipotina, poi fugge sull’isola di Jeju per salvarsi la vita e scampare alla violenta rappresaglia della mafia. Qui incontra Jae-yeon (Jeon Yeo-been), ragazza gravemente malata e segnata da un tragico passato: i due saranno costretti a unire le reciproche disperazioni per fronteggiare i criminali che danno loro la caccia. Disponibile su Netflix dal 9 aprile, Night in Paradise, l’ultimo film di Park Hoon-Jung presentato fuori concorso alla 77ª edizione del Festival di Venezia, è un’opera cruenta e nichilista, ma incapace di rielaborare in modo innovativo l’ormai usurato immaginario dei film di mafia orientali. Un filone particolarmente prolifico negli ultimi decenni, che da John Woo a Takeshi Kitano ha portato alla ribalta diversi maestri del genere, acquisendo sempre maggiore rilievo agli occhi della critica internazionale e influenzando anche autori mainstream americani, da Tarantino alla saga di John Wick

Il mondo evocato dalla fotografia fortemente desaturata e crepuscolare e dalla colonna sonora dimessa vuole denunciare la deviazione di una società corrotta, in dissoluzione, dove vige la sotterranea legge del più forte e gli unici valori rimasti sono i codici criminali dell’organizzazione mafiosa. Guidata da feroci uomini in giacca e cravatta e stratificata in varie bande in lotta l’una contro l’altra, la mafia è la tentacolare padrona della città e la sola responsabile del destino dei suoi membri. Dall’altra parte c’è Park Tae-goo, il paradigmatico eroe solitario, l’impavido e silenzioso vendicatore che le circostanze portano a rivoltarsi contro l’oppressione del sistema e ad affrontare le fatali conseguenze della sua ribellione. In una società a tal punto stravolta dalla violenza e dalla furia di potere, il fragile rapporto che si instaura tra i due giovani sull’isola rappresenta una flebile luce di speranza, una scheggia di quel paradiso a cui fa cenno il titolo e che per tutti i personaggi risulterà un’illusione perduta, soltanto un attimo di tregua prima della dannazione.

È in questa sfida smisurata, in questa tensione costante tra il fuggire e lo sfidare l’inevitabile che dovrebbe risiedere il fascino di Night in Paradise. Ma sotto la raffinata superficie, fatta di brutali agguati e frenetici inseguimenti, emergono una poetica esistenzialista ammaccata, una narrazione confusa, un intrattenimento ridondante e una statura emotiva stereotipata.

Andrea Tiradritti