Voto

6

A inizio 2018 vi parlavamo dell’esordio a cinque stelle di Cardi B. Invasion of Privacy: un guanto di sfida, una provocazione raccolta dall’altra figura femminile di spicco del mondo del rap game, Nicki Minaj.

Basteranno una solida impronta sonora, tanti featuring altisonanti e qualche frecciatina nei testi per  affermarsi sul trono della regina? Queen è l’ultima fatica di Nicki Minaj, che quattro anni dopo il terremoto provocato con The Pinkprint sforna un album destinato a influenzare le classifiche sul breve periodo, piuttosto che rimanere scolpito nella memoria dei fan.

L’hype scatenatosi sui social dopo l’uscita del disco appassisce rapidamente, e dopo una decina minuti di ascolto ci si ritrova a saltare le tracce in cerca del feat che renda giustizia a un’attesa in parte tradita dalla MC trinidadiana.

Nicki Minaj sfodera sì tutto il repertorio, ma si concentra troppo sullo “sporcare” quella sua spiccata attitudine hip-hop che aveva fatto la fortuna dell’album precedente, sacrificandosi sull’altare dei numeri e dei trend. Alla fine le tracce che funzionano meglio – fatta eccezione di Sir, che si avvale di Future come secondo violino, e dell’inaspettato ritorno R&B in Run & Hide – sono quelle più pop e orecchiabili: Come See About Me e Nip & Tuck ne sono la testimonianza, e fanno capire come, negli ultimi anni, Nicki Minaj sia stata profondamente influenzata dal music biz, e non viceversa.

Matteo Squillace

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