Voto

10

Ghosteen di Nick Cave è un sontuoso affresco spirituale, in cui il senso di pace e i colori più luminosi e tenui si sovrappongono alle tinte oscure di una ferita che non si potrà mai più rimarginare, quella inflitta dalla perdita di una persona amata. Il diciassettesimo album in studio di Cave raggiunge l’apice del trittico iniziato con il capolavoro Skeleton Tree e con il documentario-confessione One more time with feeling

Proiettato tra l’atrocità della realtà e una confortante sospensione dalla stessa, l’album è un universo personale nel quale si è invitati a entrare solo se disposti a oltrepassare il perimetro tagliente che lo avvolge. Solo così è possibile comprendere questo disco, elaborarlo e assorbirne pienamente l’essenza; come accade al cospetto del dolore più profondo: nessuno ha le istruzioni per governarlo, ma viverlo fino in fondo può offrire degli elementi per riuscire a trasformarlo, per sublimarlo in un tassello prezioso, per nobilitarne la natura crudele e farlo diventare parte di quello di cui si compone la nostra identità più pura. 

Ghosteen è un album trascendentale, un disco straordinario. Un disco che in realtà avrebbe potuto essere assiduamente buio. Le canzoni sono pesantissime ma anche leggere, ognuna è un luogo in cui finzione e realtà, luce accecante e tenebre, si intrecciano in lucidissimi scenari onirici. L’eleganza immaginifica della poesia dei testi di Ghosteen, elemento più forte del disco, è amplificata dai sontuosi arrangiamenti orchestrali, dalla raffinatezza dell’ambient messianico e dai tappeti di sintetizzatori che fanno da altare al cantato-recitato e alle preghiere esoteriche di Cave.  

La perdita profonda, come quella vissuta da Cave con la scomparsa del figlio Arthur, può completamente rovesciare la comprensione di sé stessi e del mondo, e gli orizzonti delle possibilità possono venire anche radicalmente modificati: Ghosteen è la contemplazione lucida dello sgomento, è il consapevole abbandono a una dimensione altra e confortante nella quale le cose potrebbero non essere come appaiono, è il rifugio in interrogativi che hanno già una risposta; è la liberazione di invocazioni e richiami che invece una risposta non possono più riceverla, ma che confortano anche solo nell’atto stesso di pronunciarli. 

Nick Cave costella il suo ultimo disco di bozzetti allucinatori e allegorici, alternati dalla proiezione di attimi e lampi di ricordi quotidiani, fuggevoli e contemporaneamente ricchi. Ghosteen è tra gli album più toccanti della storica carriera di Nick Cave. Un disco che ha la forza comunicativa del mito classico e la profondità dell’amore smisurato, il solo capace di oltrepassare qualsiasi barriera, anche quella dell’assenza.

Valeria Bruzzi