Voto

6

Nell’era dei social tutti possono essere delle celebrità, il problema è trovare un modo per emergere dalla massa. La soluzione? Un gioco che sfida i partecipanti a compiere azioni sempre più eclatanti in diretta streaming: a un maggior numero di visualizzazioni corrisponde una maggior ricompensa in denaro; ma è necessario continuare a giocare fino alla fine per non perdere tutti i soldi.

Arrivato nelle nostre sale sull’onda del caso Blue Whale, Nerve si fa forte del proprio legame con l’attualità, impregnato com’è dell’estetica dei social network e consapevole dei rischi etico-morali e materiali che comporta l’esporsi su internet, come furti d’identità e insidie del dark web. La vicenda viene astutamente inserita in una cornice da teen movie costruita appositamente per far presa sul pubblico dei millenials: una confezione studiata ad hoc, con colonna sonora dance e pop, fotografia tutta neon e lens flare che non disdegna soggettive girate con il cellulare e giovani attori pescati da serie tv e film per adolescenti (compare persino un rapper molto popolare negli States, Machine Gun Kelly). Più che il cupo e adulto Black Mirror il modello di riferimento sembra essere Hunger Games (Gary Ross, 2012).

Tuttavia, il film non vuole essere un prodotto di semplice intrattenimento: sceneggiatura e regia, seppur molto scolastiche, riescono a tessere tra loro commedia e suspense per raccontare che su internet non ci sono spettatori, ma testimoni moralmente responsabili nei confronti dei contenuti a cui si sceglie di assistere. I buoni propositi degli autori, però, scivolano su un finale semplicistico: si veda la carrellata imbarazzante di cliché sugli hacker e una soluzione dell’intreccio che suona tanto di morale confezionata appositamente per il pubblico in sala.

Francesco Cirica