1. Il mio regno non è di questo mondo

Neon Genesis Evangelion sta all’animazione giapponese come Twin Peaks alla serialità americana: se Lynch prende il genere giallo e lo rende qualcosa di totalmente altro, la serie giapponese reinterpreta il mecha (Gundam e Jeeg robot d’acciaio) e lo dilata con riferimenti filosofici, inquietudini esistenziali e una serie di riferimenti criptici e affascinanti alla tradizione ebraica e cristiana. Tra il 1995 e il 1996, quando andò in onda, Neon Genesis Evangelion costituisce un turning point fondamentale nell’animazione giapponese e nella sua ricezione in Occidente per via ello stile unico creato dall’autore, Hideaki Anno, che ha unito a un’animazione spettacolare, fluida ed estremamente naturale un’alta dose di sperimentazione visiva che sfocia in una narrazione astratta e onirica fatta di schermi neri, freeze frame e didascalie.

2. Pensieri, parole, opere e omissioni di Hideaki Anno, otaku

Hideaki Anno inizia la sua carriera nel 1983 lavorando per Hayao Miyazaki, insieme al quale firma le animazioni più complesse di Nausicaa della Valle del vento. Fin da subito dimostra un talento artistico fuori dal comune e una grande dimestichezza con la sperimentazione narrativa, costruendo storie trasversali che uniscono la fantascienza robotica a storie di adolescenza, a sottotesti politici e a discorsi introspettivi ed esistenziali. Tuttavia, l’incapacità di Anno nel curare l’aspetto finanziario del proprio lavoro finisce per provocare un enorme deficit alla sua casa di produzione. In quel periodo cade in una profonda depressione che lo porta a chiudersi in se stesso, immergendosi completamente nei suoi mondi fantastici. È così che nasce Evangelion: Anno butta su carta le proprie angosce, creando una serie che parla proprio di un otaku schivo e insicuro tormentato dalla realtà che spinge per insinuarsi nel suo mondo e dai fantasmi che ossessionano sua mente. La lavorazione della serie trascina l’umore di Anno ancora più a fondo, il racconto che si incupisce man mano che si avvicina al finale e la pressione delle scadenze e delle critiche si fa soffocante. L’autore incanala tutti i propri disagi in un’opera spiazzante, che porta l’anime night in Occidente con MTV e spiana la strada a una nuova era dell’animazione nipponica, influenzando opere come Cowboy Bepop (1998) fe Pacific Rim (2013).

3. A giudicare i vivi e i morti

“Mi domando se una persona oltre i venti a cui piacciono anime di robot sia veramente felice. Potrebbe trovare la felicità altrove. Ho i miei dubbi sulla sua felicità” queste parole di Anno suonano come una dichiarazione di intenti: parlare con i suoi simili e svegliare gli altri otaku dalla loro chiusura nei confronti del mondo esterno. Ironia della sorte, tra l’artista e i suoi fan c’è una forte tensione per via del finale della serie, criptico e spiazzante, che ha sollevato più domande che risposte, provocando scambi infuocati sui social network, persino insulti e minacce di morte nei confronti dell’autore. Un rapporto di amore-odio reso ancora più controverso per via delle speculazioni della produzione sull’ossessione dei fan, spremuti con la vendita di merchandising e prodotti correlati di ogni sorta. Allo stesso modo è stata finalizzata la caratterizzazione dei personaggi femminili: creati appositamente per appagare le fantasie dei fan, caricandoli di erotismo per trasformarli in icone sexy.

4. Figlio, ecco tuo padre

Evangelion è uno dei più riusciti, strazianti e crudeli resoconti delle sofferenze dell’adolescenza, quando la disperazione della vita quotidiana e le prime potentissime pulsioni sessuali vengono schiacciate da una società spietata, cinica ed esigente, che vede i giovani come delle macchine al servizio della collettività. Raramente si sono visti adolescenti tanto complessi in un anime robotico o il protagonista piangere prima di scendere in battaglia, tormentato dall’inazione e dall’insicurezza. Evangelion riesce così a parla ancora oggi a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti incompresi di fronte a un mondo che sembra troppo più grande di loro.

5. Perché non sapete il giorno né l’ora

Dal 21 giugno Netflix ripropone in streaming la saga originale di Evangelion, andata in onda tra il ’95 e il ’96 in 26 episodi di una ventina di minuti l’uno. Nel 1997 il malcontento dei fan ha costretto la produzione a proporre un finale alternativo: Death & Rebirth è un lungometraggio riassuntivo ottenuto montando gli episodi della serie. Il capitolo successivo, The End of Evangelion, invece, avrebbe dovuto reinterpretare il ventiseiesimo episodio della saga, ma Anno stupì tutti con un film che raccontava le stesse vicende, ma da un diverso punto di vista, portando la serie a un nuovo livello di sperimentazione e meta narrazione. Ossessionato dalla stessa sua opera, Anno ritorna a lavorare su Evangelion dopo 10 anni dalla prima messa in onda, annunciando una tetralogia che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe scrivere la fine della saga una volta per tutte. Dal 2007 a oggi sono usciti tre film – Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone; Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance; e Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo –, mentre non si hanno notizie del quarto, se si esclude un criptico teaser trailer rilasciato qualche anno fa.

Francesco Cirica