1. Il Realismo Magico

“Il realismo magico si verifica quando, in un’ambientazione realistica e minuziosamente dettagliata, si introduce un elemento troppo strano per essere credibile. Non per niente è nato in Colombia.” Questa è la frase d’esordio della serie, nonché il filtro di lettura necessario per comprendere a fondo quelle che ai nostri occhi potrebbero apparire contraddizioni ed esagerazioni, ma che sono caratteristiche fondanti della cultura colombiana. Narcos porta con sé una sensazione di stranezza causata da una concezione della realtà che non impone limiti alla fantasia: gli eventi sono solo spazi atti a giustificare i sentimenti dei personaggi, che lo spettatore riesce a cogliere e quasi a penetrare grazie alla rappresentazione dei sogni utopici, delle rabbie spasmodiche, delle aspre vendette e delle passioni profonde dei personaggi, ma anche alle scene d’azione e ai primi piani strettissimi.

2. Sapore di Colombia

Scelta vincente quella di mantenere i dialoghi in spagnolo senza cedere alla comodità dell’uniformazione linguistica inglese (poi eventualmente doppiata in italiano). Il sapore di reale si estende anche a scenografia, costumi, musiche e filmati d’archivio per mantenere appieno lo stile colombiano anni Ottanta.

3. Il Robin Hood colombiano

Narcos racconta un Pablo Escobar inedito. Figlio della strada, il re dei narcos è un uomo capace di amare e di comprendere, almeno finché il potere non avrà la meglio. L’associazione Escobar-Robin Hood è la chiave di lettura della serie: grazie ai guadagni del traffico di droga Pablo arriva addirittura a distribuire denaro ai più poveri, non solo per fini elettorali. Emerge così il ritratto di uomo che crede fermamente nei valori della famiglia e dell’amicizia, riservandoli a pochi ma illimitatamente, seppur esca allo scoperto la mentalità latina che comprende l’amore per le belle donne e per la bella vita. Pablo è però un Robin Hood che fallisce nel proprio intento utopico: sarà purtroppo il sentimento di rabbia e di rivalsa nei confronti di chi lo tradisce a prendere il sopravvento sul suo lato benevolo.

4. ¿Plata o Plomo?

La lotta al cartello di Medellín e la legge sull’estradizione la fanno da protagoniste nello scenario politico trattato dalla serie, nella quale non manca un accurato racconto dell’antecedente guerrilla della fine degli anni ’80 e dell’azione dei narcos in questo contesto. Ma quale ruolo hanno avuto gli Stati Uniti nella guerrilla dei narcos? Quali erano i veri interessi degli Stati Uniti nel loro intervento in Colombia tramite la DEA? I narcos erano davvero più “cattivi” della polizia americana? Narcos bombarda tacitamente lo spettatore di domande come queste. Dando spazio a interpretazioni storiche senza schierarsi mai, la serie fornisce accuratamente gli strumenti per far sì che chi sta oltre lo schermo possa trovare delle risposte.

5.  “If you support evil, you are evil”

Narcos si regge su due poli geograficamente distanti ma che vengono a coincidere nell’essenza: la cocaina viene prodotta in Colombia e viene consumata a Miami. Reagan ha commesso un fatidico errore, quello di individuare solo uno dei due nemici e di combattere la produzione di cocaina ma non il consumo, senza accorgersi che eliminando la domanda crollerebbe immediatamente anche l’offerta cadrebbe.

Valeria Fumagalli e Benedetta Pini