Voto

7

Molti pensavano fosse una corsa folle destinata a schiantarsi dopo qualche curva. E invece il progetto Myss Keta è cresciuto, acquistando sempre più slancio singolo dopo singolo, allargandosi da Youtube alla Universal, da Milano a tutta l’Italia: Paprika, secondo album nel giro di un anno, è la giungla sonora creata dall’eccezionale producer Riva, è bragging sfrenato insieme ai pesi massimi del rap italiano, è una dettagliata enciclopedia in formato deluxe del Keta-pensiero e della vita a Milano.

In 14 tracce l’angelo dall’occhiale da sera racconta una storia che imbocca tante direzioni sonore diverse: c’è la dance in salsa anni Duemila targata Gabry Ponte (La casa degli specchi), la samba psichedelica di Populous e qualche momento introspettivo che fa capolino in Fa Paura Perchè è Vero insieme a Mahmood, che sfodera una solida performance soul. Myss Keta coinvolge e diverte, ma con meno glitter e tanta sostanza rispetto al solito, soprattutto nelle tracce in cui divide il microfono con Luchè e Gué Pequeno. Ma i momenti dell’album che testimoniano il cambio di rotta emergono dal flow metallico sfoderato in Main Bitch e dal duetto in stile Kelly Rowland-Nelly con Quentin40 in 100 Rose Per Te.

Sulla macchina lanciata a tutta velocità c’è spazio anche per un classico come Le Ragazze di Porta Venezia, che si fa ancora più affascinante grazie alla presenza di Elodie, Priestess e Joan Thiele. Sarà comunque difficile convincere i detrattori, ma non è mai troppo tardi per cambiare idea.

Matteo Squillace