Voto

6

Per capire se l’impostazione di My Father Jack sia quella di un giallo o di una commedia l’unico modo sarebbe quello di rivolgersi direttamente al regista. L’eclettico Tonino Zangardi sembra non essersi tuttavia posto tale dubbio, combinando in questo film elementi propri di entrambi i generi: mafia, ritorni imprevisti, pentimenti, padri, avvocati e personaggi ingombranti.

I Promessi Sposi manzoniani erano forse la sua fonte d’ispirazione? Non esattamente: in maniera bislacca le vicende che si susseguono e investono i personaggi del film rispondono timidamente ai canoni del celebre romanzo storico senza la pretesa di avvicinarvisi troppo. Interessante è il modo in cui Zangardi sviluppa la rappresentazione di personaggi, stereotipati e grotteschi, che contribuiscono nel complesso alla buona riuscita del film e all’intenzione di accostare i generi di cui sopra si è parlato.

Le performance attoriali sono nel complesso soddisfacenti, tra le quali spicca quella di Matteo Branciamore, ormai lontano da I Cesaroni. Una fotografia brillante dipinge i meravigliosi scorci del Lago d’Iseo, cornice adeguata di questo film piacevole e senza troppe pretese.

Andrea Passoni