Se ancora non li conoscete, è arrivato il momento di mettere in play il primo EP dei FreezAlways Friends, uscito a ottobre per Wild Honey Records. Loro sono Michele (voce e chitarra), Stefano Bassan (chitarra), Nicolò Bressan (batteria), Alessandro Zordan (basso) e Riccardo Persico (organo). Fanno un garage rock contaminato da surf rock e dream pop. Si distinguono nettamente all’interno di una scena musicale contemporanea che molto spesso tende a confondere vera urgenza artistica con ricerca di hype. Un disco come Always Friends dimostra che questi confini nei Freez esistono e sono sani: la loro musica rifugge soluzioni preconfezionate, non si inserisce nel capiente contenitore del “già sentito” e gioca carte nuove.

Francesca Landi

Hanno qualcosa da dire e di hype ne fanno tanto e proprio per questo. Hanno una personalità ben definita e forte, straripante di energia e capace di catturare già dal primo ascolto. Noi li abbiamo potuti ascoltare di recente al Circolo Ohibò di Milano, il loro magnetismo è trascinante anche live: durante i concerti stare fermi è impossibile e la voglia di salire sul palco insieme a loro diventa irrefrenabile. In attesa dei loro prossimi progetti, abbiamo deciso di entrare ancora di più nel loro mondo, nella loro estetica e nel loro modo di concepire la musica, per condividere tutto con voi. Ci hanno raccontato molto, senza risparmiarsi. Qui la nostra bella chiacchierata con i Freez.

Amo gli inizi in medias res e quindi partiamo dall’ultima cosa bellissima che avete fatto! Siete stati in un tour che vi ha tenuti impegnati per un po’. Vogliamo sapere tutto.
È vero! Siamo stati un po’ in giro tra Svizzera, Francia e Inghilterra, abbiamo preso quattro traghetti e percorso 5400 km con il nostro primo vero furgone. Nessun imprevisto, nessun concerto saltato, nessun litigio on the road, solamente good vibes e dieci concerti bellissimi. Tutto è stato organizzato molto bene, questo ci ha permesso di avere un pubblico appartenente al nostro stesso genere e di conoscere parecchi promoter e tante persone che volevano fare serata con noi dopo i concerti, anche se spesso non avevamo tempo. Qualcuno di noi ci ha rimesso un po’ in salute dopo questa serie di date ma non potremmo essere più felici di così. 

Nicolò Bressan

Che cosa avete ascoltato in furgone durante il viaggio? E in generale che cosa ascoltate quando siete a casa, birrette alla mano?
Tieni conto che abbiamo passato una cosa come 60 ore in furgone guidando, quindi di musica ne abbiamo ascoltata davvero un bel po’! Tra le cose che ricordiamo subito c’è sicuramente Double Vanity (2016) dei Broncho, Songs of Leonard Cohen (1967) di L.Cohen, The Dream Is Over (2016) dei PUP, la playlist di hit anni ’80 di Nicolòe ogni giorno in loop The Boys Are Back In Town (1976) dei Thin Lizzy, (scarsa quella canzone, eh?!) Attualmente stiamo ascoltando cose un bel po’ diverse tra di noi.
Alessandro: Io sto ascoltando I Ribelli, viva l’Italia anni ’60.
Riccardo: So di essere estremamente in ritardo ma solo adesso ho scoperto “Sun Structures” dei Temples. Nicolò:Nulla di nuovo per me, recentemente sto ascoltando spesso Rainforest di Walter Wanderley, apparentemente il miglior organista Brasiliano, o almeno questo è quello che  dice la copertina del disco. 
Stefano:Sto ascoltando l’ultimo disco di Mac Demarco, non capisco se mi piace o no.
Michele: Io attualmente sto parecchio sotto con Oliver Tree, lo so che è un meme vivente ma l’ultimo singolo che ha fatto uscire, Cash Machine, mi è piaciuto troppo.

Jacopo Brunello

Cosa c’è dietro le quinte del nuovo videoclip di Heads e nel (apparente?) gap estetico fra questo e quello precedente?
Michele: C’è una base artistica in tutti e due i video, solamente che, sì, nel video di Guess You’r Bipolar andavamo proprio a filmare dei pezzi di design importanti, quindi lì era volutamente più evidente. Il video di Heads nasce prendendo ispirazione dai film di due artisti: Larry Clark e Harmony Korine. Dico artisti perché anche se di professione figurano come registi, le loro opere vengono esposte in musei di tutto il mondo. Il videoclip di Heads è stato sicuramente più divertente da filmare: una notte intera passata, a filmare tutte le cazzate che avevo in mente. Letteralmente dal tramonto all’alba del giorno dopo. L’intento era quello di ricavarne una specie di manifesto adolescenziale, dove tutto quello che veniva filmato doveva accadere per davvero. Se in una scena, ad esempio, dovevo ricevere un pugno non potevamo fare finta, è stato concepito come una specie di performance. Harmony Korine approverebbe!

Gli ingredienti per una produzione 100% FREEZ? Da che cosa vi lasciate ispirare di più?
Stefano: Gli ingredienti per una produzione FREEZ sono pochi: accordi semplici, una buona pronuncia, distorsori e delle belle foto analogiche di Nicolò per impacchettare il tutto.  

Francesca Landi

Parlando del processo di scrittura, come nasce una canzone e quanta introspezione c’è dentro?
Michele: Le canzoni sono scritte tutte da me e nascono nella mia cameretta, partendo sempre dalla melodia, e poi nasce il testo. Ma ho notato che quasi sempre dentro a ciascuna melodia ci sia già una sorta di testo intrinseco, come se quei tre accordi che sto suonando mentre compongo una canzone potessero accompagnare solo un preciso argomento. Di introspezione ce n’è davvero parecchia, perché in un canzone mi sento molto libero di raccontare quello che voglio. So che solo i miei amici più cari o compaesani riusciranno a capire effettivamente di chi sto parlando o a che cosa mi stia riferendo. Tutti gli altri però possono darne la loro interpretazione, bello vero?

Jacopo Brunello

Always Friends. Quando si è concretizzata veramente l’intenzione di dare vita a questo disco e che cosa racconta?
Michele: Controllando il mio vecchio diario trovo le prime canzoni e le prime ipotetiche tracklist del disco tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018. I testi di Always Friends spesso venivano scritti in classe, quando ero al liceo, quindi in un ambiente in cui in qualche modo ero sempre bloccato su una sedia, mentre tutti i miei amici più grandi già partivano per l’università, per Londra o per l’Australia. Spesso parlo proprio di questi ragazzi, poco più grandi di me in crisi con le scelte da affrontare dopo il liceo

Tra l’altro Always Friends è un titolo che colpisce per la sua semplicità e genuinità. C’è un’assenza tangibile di orpelli modaioli, nel disco intero ma anche in questa precisa scelta. C’è per forza anche una vostra verità dietro questo “sempre amici”.
Michele: Ogni volta che penso al titolo Always Friends, mi si proietta in mente l’immagine di un gruppo di amici che va a una festa in casa, che a fine serata finiranno per dormire tutti insieme sullo stesso divano e la mattina dopo se ne andranno felici e in hangover, con un nuovo tatuaggio di gruppo. Noi facciamo spesso queste cose insieme quindi ci siamo dai!

Jacopo Brunello

Nei testi che scrivi tu, Michele, specialmente quando ritrai questa generazione, restituisci un quadro realistico di quello che ti sta intorno oppure attingi a un ideale edulcorato e a immagini del passato?
Faccio riferimento a quello che mi succede, assolutamente. Heads è una sorta di analisi della mia generazione, una generazione che è particolarmente afflitta dall’ansia. Always Friends parla anche di una relazione assurda che ho avuto e di alcune paranoie sul mio orientamento sessuale. L’unico problema che sento proprio a proposito di questo argomento, è che trovo passi molto tempo tra il momento in cui si scrive una canzone e il giorno in la si può vedere pubblicata. Questo mi porta per forza di cose a trovarmi più lontano da alcune sensazioni e concezione, nel senso che alcune vicende di cui parlo nel disco non mi toccano più nello stesso modo di quando le avevo scritte.

Jacopo Brunello

Che ruolo sentite abbia avuto o abbia tutt’ora, per la vostra musica, il luogo dove siete cresciuti?
Schio è stata bella e importante nel momento in cui ci ha fatto conoscere. Ma in realtà ora FREEZ è un progetto che si divide anche con Milano. Per quanto riguarda la scena musicale di Schio e dintorni, quella che c’éra prima che iniziassimo a suonare insieme è stata sicuramente una bella spinta per noi. Purtroppo però appena abbiamo iniziato a suonare si è lentamente vaporizzata, lasciandoci da soli. Una band particolarmente importante è stata Panda Kid, loro fanno un garage pop perfetto.    

Jacopo Brunello

Come vi sentite collocati nella scena contemporanea italiana? E quali artisti che ammirate sentite più vicini al vostro genere ?
Non ci sentiamo all’interno di una vera e propria scena esistente anche se di concerti fighi in ogni caso ce n’è anche in Italia. Le band che sentiamo più vicine sono sempre tre costanti, e sono Bee Bee Sea, New Candys o Yonic South. ci rendiamo conto che attualmente siamo in pochi a fare questo genere. Il nostro obiettivo infatti è di tornare in tour in Europa entro la fine di quest’anno.   

Domani ricevete una telefonata, vi chiedono di aprire il concerto di una band. Qual è?
Wavves o Weezer, abbiamo iniziato a suonare per colpa loro.

State componendo qualcosa al momento? Siamo già impazienti, tra quanto tempo potremmo scrivere ancora di voi?
Proprio questa settimana iniziamo a registrare qualche demo nello studio di Riccardo, il nuovo membro della nostra gang! Inoltre stiamo lavorando al prossimo video.

Jacopo Brunello

Vi abbiamo potuto ascoltare poco tempo fa live, al Circolo Ohibò di Milano. Non vediamo l’ora di rivedervi. Avete date in programma in Italia?
La nostra speranza, oltre a rifare un tour europeo è anche quella di tornare proprio a Milano il prima possibile! Ma per il momento ci potete trovare al il 3 aprile al Circolo Abajur di Ravenna e il 30 maggio al Blah Blah di Torino! Però occhio, perché le nostre date sono sempre in aggiornamento!

Ci salutiamo con un pezzo?
Ciao Valeria, grazie per queste belle domande: From Me To You, The Beatles!  

Valeria Bruzzi