Inizialmente erano i Verbena, nome tratto da una pianta, prima di scoprire che una band omonima esisteva già. Nel 1995 nascono allora i Verdena, mutando di una sola lettera il nome originario. Formazione nata grazie all’eclettica personalità di Alberto Ferrari, lead singer e chitarrista, e di suo fratello Luca, alla batteria, i Verdena si completeranno grazie all’apporto di Roberta Sammarelli, ai tempi chitarrista in un gruppo punk femminile di Bergamo, le Porno Nuns, e con la quale Alberto intrattenne una breve relazione. La consacrazione della band bergamasca si snoda negli undici brani de Il Suicidio dei Samurai, terzo album prodotto nel 2004, caratterizzato da testi onirici, suoni distorti e un marcato disagio generazionale.

Il Suicidio Dei Samurai presenta una tensione costante, coadiuvata da testi che non contengono un vero e proprio messaggio e traggono la loro ragion d’essere dalla musicalità delle parole, che costituiscono un solido background su cui si stagliano sonorità distorte e, a tratti, noise. I brani, cantati a squarciagola e dalle sonorità graffianti, ricordano il metro stilistico adottato da Kurt Cobain nei brani composti insieme a Dave Grohl (produttore dei Verdena) e Krist Novoselic, sancendo così la nascita del genere grunge. Ma i rimandi del disco sono ben più articolati: Blonde Redhead, Motorpsycho e Smashing Pumpkins sono solo alcuni dei nomi a cui Ferrari si rifà nella produzione canora e musicale dell’album.

© Corrado de Luca

Interessante è analizzare alcuni dei brani di spicco. L’ouverture è caratterizzata dai riff ossessivi di Logorrea (Esperti all’Opera), brano in cui si alternano accordi in crescere e discendere, affiancati da assoli in chiave distorta, componendo una sonorità volta a rendere fin dalle prime battute quella tensione che sarà poi caratteristica di tutto l’album. Segue Luna, primo singolo estratto, che propone riferimenti sonori direttamente legati a Siamese Dream, secondo album targato Smashing Pumpkins, e che diventerà col passare del tempo uno dei brani cardine della produzione della band bergamasca. È la title-track Il Suicidio dei Samurai a chiudere il viaggio musicale con un sapiente utilizzo di refrain e arpeggi dissonanti, legati a una coda di genere psycho-stoner sulla quale partono i titoli di coda.

La metafora sottesa al disco è il viaggio affrontato da un samurai durante il seppuku, un rituale rigidamente codificato volto all’espiazione di una colpa o a sottrarsi a una morte altresì disonorevole per mano dei nemici. Tale significato sotteso, oltre a generare l’angoscia esistenziale che traspare dall’album, trova una rappresentazione anche visiva nell’artwork della copertina, la quale presenta una donna su sfondo giallo come a richiamare Kill Bill, film prodotto solo un anno prima dalla genialità di Quentin Tarantino.

Sabino Forte