Dal capoluogo della contea di Harris al mondo virtuale di un videogame, Travis Scott si è dimostrato uno dei migliori “player” nell’industria del rap, e le oltre dodici milioni di persone che lo scorso aprile hanno seguito il suo concerto streaming ne sono la conferma. Tuttavia, da Houston a Fortnite sono passati più di cinque anni, almeno quattro album, infinite operazioni di marketing e diverse collaborazioni. Proprio per questo vale la pena fare un tuffo nel passato, nel 2015, anno in cui esce Rodeo: il culmine dei suoi sforzi di networking.

Dopo l’uscita carica di hype del preludio Days Before Rodeo, il 4 settembre 2015 Scott rilascia il suo primo lavoro discografico: un album estremamente in anticipo sui tempi che mostra quanto un progetto d’esordio possa essere ambizioso. Quavo, Young Thug, Schoolboy Q, Future, 2 Chainz, Justin Bieber, Juicy J, The Weeknd e altri si uniscono al rapper texano realizzando un disco che ha nel DNA l’estro di Kid Cudi e la maturità di Kanye West. Figlio di Man On The Moon: The End Of Day (2009) e di Yeezus (2013), Rodeo nasce sotto il segno dell’hip-hop e abbraccia molti altri generi musicali: dall’alternative R&B allo stoner rock, fino ai sottogeneri della trap e del rap, lanciando addirittura un’occhiata al pop. La produzione è affidata ad artisti come Mike Dean, Allen Ritter, DJ Dahi, Pharrell Williams e pochi altri, offrendo delle sonorità ricche e inebrianti, unificate con un’ampia varietà di sintetizzatori che accompagnano l’ascolto in un viaggio stravagante e psichedelico attraverso la vita dell’artista.

La voce di Travis Scott annega in un mare di autotune e diventa lo strumento più potente per dare spessore e risonanza a una narrazione che funziona come un sogno ad occhi aperti che si apre all’immagine confusionaria e dai contorni sfumati di un rodeo, nel quale l’artista veste i panni di un cowboy sgangherato che si dimena su una bestia furente. Scalciando rime sul suo nuovo status, con Oh My Dis Side Travis Scott ricorda il suo percorso di ascesa al successo. Si passa dagli anni di cadute e ripartenze, notti insonne e duro lavoro, raccontati in tracce più riflessive come Impossible e Apple Pie, al sampling di Slide degli Slave in Flying High feat. Toro y Moi. Immerso in un trip stravagante e psichedelico che unisce e confonde gli effetti del sesso (Maria I’m Drunk feat. Justin Bieber & Young Thug) con quelli della droga (Antidote) e della fama (Pornography), Scott si muove tra sonorità cupe (Pray 4 Love feat. The Weeknd) e altre più ottimiste (3500 feat. Future & 2 Chainz).

In un’ora e quindici minuti Travis Scott esibisce l’eccitazione incontrollabile di uno spettacolo futuristico, che valorizza i limiti e le potenzialità di una produzione che costituisce il 90% del successo dell’album. Rodeo è un progetto vario ma coeso, sperimentale ma al contempo accessibile nella sua immediatezza lirica e sonora. L’opera prima di un artista con una visione creativa focalizzata sul presente e proiettata verso il futuro.

Deborah Cavanna