Quando si parla di musica svedese non si può fare a meno di identificarla in due generi: il pop che sin dagli anni Settanta, con i quattro giovani di Stoccolma, gli ABBA, ha prodotto numerosi successi fino ai nostri tempi; un pop “perfetto” e ricercato che ha reso il Paese tra i maggiori produttori. L’altro, se pur sempre di nicchia ma ben riconosciuto, è il death metal. Nel 1995 però, molto lontano da queste suggestioni musicali, i compagni di scuola Elin Almered e Johan Duncanson formano The Radio Dept., che nel 2003 debuttano con il loro primo album Lesser Matters, un capolavoro lo-fi in chiave dream-pop e shoegaze: sicuramente una grande novità per il paese scandinavo.

Le tredici tracce dell’album segnano un percorso fatto di incomprensioni, domande e struggimenti che hanno come riferimento la relazione d’amore di Johan terminata otto anni prima. Si potrebbe pensare all’album come un semplice esercizio di purificazione, un atto catartico in cui la musica diventa strumento necessario per guarire, ma non si tratta solo di questo. Lesser Matters è il risultato di una carica emotiva sintetica di testi di una sincerità spiazzante che rende onore a quello che è stato, tra una rassegnazione nascosta da un riff allegro come in Where Damage Isn’t Already Done oppure una ballata lievemente malinconica ma ottimista come It’s Been Eight Years, per poi concludere il racconto con un arrivederci privo di rancore in Lost and Found. I brani Keen on Boys e Why Won’t you Talk About it, avvolgenti e ossessivi, rappresentano il caratteristico shoegaze del gruppo, che si ritrova in tutti i brani se pur in misura differente.

I Radio Dept hanno ottenuto diversi riconoscimenti anche con tracce come Pulling Our Weight, I Don’T Like It Like This e Keen On Boys (quest’ultimo parte proprio del disco Lesser Matters) incluse nella colonna sonora del film Marie Antoniette di Sofia Coppola. Lesser Matters è un album delicato e raffiniato che ha dimostrato una maturità melodica lontana dalle coordinate commerciali del loro Paese, anche se oggi, sebbene molto apprezzato è ancora troppo poco ricordato.

Chiara Sergio