Per quanto si tratti di una specie in via di estinzione, esistono ancora musicologi puristi che biasimano la musica pop per essere prosperata in virtù di un linguaggio semplificato, adatto a far abboccare vaste e incolte platee con l’esca della banalità e della ripetitività. Ma c’è pop e pop: nel 1983 il singolo degli Yes Owner of a Lonely Heart fece furore in tutto il globo con una produzione labirintica e spiazzante, ma facile da godere e da seguire attraverso un intrico di effetti speciali come un buon film di fantascienza.

Facile ma non semplice! Il regista di questo successo è il produttore Trevor Horn, il quale aveva cominciato a mettere in mostra il proprio arsenale di trucchi già prima raggiungere il pubblico di massa con le reboanti campionature di Owner of a Lonely Heart. Potremmo esaurire il nostro patrimonio di aggettivi per raccontare le prodezze ante-1983 che gli avrebbero permesso, nel giro di un decennio, di diventare l’eminenza grigia di artisti best seller come Frankie Goes To Hollywood, Pet Shop Boys e Seal. Forse, però, è più proficuo ricordare un momento un po’ dimenticato della sua florida carriera, dotato di un titolo che è tutto un programma: Adventures in Modern Recording, risalente al 1981, secondo capitolo della discografia dei Buggles (quelli di Video Killed The Radio Star). Lasciato solo dall’altro Buggle Geoff Downes – allora agli inizi della sua lunghissima fuga d’amore con quei simpatici smargiassi degli Asia –, Horn ha utilizzato Adventures in Modern Recording come officina per collaudare le sue stravaganze: la title-track è una super-pozione energetica che ha, per il feticista dei sintetizzatori, un effetto rinvigorente pari all’intruglio del druido dei fumetti di Asterix e Obelix. La definizione sonora è altissima, ma l’impasto è inestricabile e il numero degli ingredienti quasi impossibile da ricostruire: ci sono bassi che gongolano e tastiere che fischiettano, chitarre che sghignazzano e grida da stadio. Nel bel mezzo di tutto ciò emergono gli acuti in falsetto di Horn, che moltiplica la propria vocetta tenorile con giubilante megalomania.

Dopo questo organizzatissimo furore, l’album inizia a decelerare così che l’ascoltatore/spettatore possa studiare con più calma le stratificazioni timbriche dei brani successivi, Beatnik e Vermillion Sands, percorsi d’ascolto frammentati dalle svolte in un’infinità di ambienti sonori diversi. I Am A Camera riesce a catturare già grazie a un esordio languido accompagnato solo da qualche lacrimuccia di pianoforte; ma poiché Trevor è sempre generoso, dopo quaranta secondi si fanno largo i bassi gommosi, i filtri e le tastiere. La sofisticazione non manda però all’aria l’aspirazione del brano a parlare all’animo dell’ascoltatore, visto che I Am A Camera vanta forse la miglior melodia dell’album, in concorrenza con Inner City, i cui vocalizzi ariosi sono combinati a una produzione tenebrosa. A separare questi due brani emotivi provvede il siparietto buffo di On TV, collocato strategicamente perché non si possa dire che i Buggles hanno perso il senso dell’umorismo. Altre emozioni, ma all’insegna della frenesia, arrivano con Lenny, cantata benissimo, che però quando si inerpica in acuti impossibili fa venire in mente la fissazione molto kitsch per i falsetti di vari esponenti dell’Adult Oriented Rock di quegli anni (come i già citati Asia). La stessa impressione è aggravata da Rainbow Warrior con le sue chitarracce eunuche. Si tratta forse del brano meno necessario del disco, chiuso frettolosamente subito dopo con rinnovata fanfaronaggine da una ripresa della title-track.

Se la conclusione non è entusiasmante come si potrebbe sperare, ci si può consolare con le tracce bonus della riedizione dell’album del 2010: versioni alternative di brani appena ascoltati (On Tv e Lenny) e canzoni offerte poi ad amici come i Dollar e gli Yes (rispettivamente Videotheque e We Can Fly From Here), più prelibatezze come Dion, che per essere una demo è già perfettamente conclusa. Insomma, quando Trevor Horn promette delle avventure, bisogna prenderlo in parola.

Andrea Lohengrin Meroni

Potrebbero interessarti: