D’estate la musica ha un altro sapore. Ha il gusto della spensieratezza, di nuovi amori e di giornate trascorse al mare in spiaggia a divertirsi o alla ricerca di posti paradisiaci. Inevitabilmente si arricchisce di quella verve che poi le altre stagioni si portano via. Già negli anni sessanta a regalare l’immaginario di un’estate infinita c’erano i Beach Boys, la band californiana per eccellenza.

I Beach Boys erano i tre fratelli Wilson (Carl, Dennis e Brian) il cugino Mike Love e l’amico Al Jardine. Dennis era il vero surfer che viveva sulla cresta dell’onda e che ispirava Brian Wilson, geniale e “folle” leader del gruppo che mai toccò nella realtà una tavola da surf. Dopo anni di surf music, Brian Wilson sente l’esigenza di uscire da quell’immaginario estivo, la cosiddetta endless summer californiana di puro intrattenimento giovanile (rappresentata da hit come I Get Around, Fun Fun Fun, Surfin’ U.S.A. e Don’t Worry Baby), tentando un approccio musicale diverso. Dalla sua insoddisfazione personale nasce nel 1966 Pet Sounds, un concept album di tredici tracce che non riscosse il successo desiderato in America. Il divertimento non c’era più e dal tema adolescenziale della west-coast si passava alle criticità della maturità personale per confrontarsi con la vita reale: i dolori, le incertezze, la fine degli amori e il confronto con sé stessi. Sostanzialmente, una raccolta di riflessioni sull’età adulta scritta da Wilson all’età di ventitré anni.

Non a caso ad aprire l’album è la traccia Wouldn’t It Be Nice, in grado di evocare uno scenario estivo giunto al suo epilogo che, insieme alla giovinezza, lascia spazio alla volontà di crescere. La registrazione dell’intero album, avvenuta in diversi studi, fu un processo del tutto sperimentale che utilizzava tecniche compositive e di registrazioni innovative: missaggi su più tracce, arrangiamenti sofisticati, nuovo uso espressivo delle percussioni, innovative linee di basso l’uso di strumenti come il theremin in I Just Wasn’t made for These Times. Tutto “ondeggiava” alla perfezione. Brian Wilson era l’unico produttore del lavoro ed era sempre stato interessato alle sonorità non strettamente musicali. Si sente durante l’intero ascolto dell’album e nell’ultima traccia, Caroline, No, cantata dallo stesso Wilson, dolce e malinconica, che termina con il rumore di un treno e l’abbaiare del suo cane. La sua scrupolosità per le parti vocali era al limite dell’esasperazione che lo portava a registrarle decine e decine di volte ottenendo risultati eccellenti come in God Only Knows, lavorando con la voce del fratello Carl, e Here Today.

Durante i sei mesi di registrazione dell’album venne composto anche il brano probabilmente più famoso del gruppo, Good Vibrations che costò alla band infinite ore di registrazione, decine di missaggi e molti soldi. La versione finale, ottenuta dopo moltissimo lavoro scrupoloso di Brian Wilson, utilizzava registrazioni da tre diversi studi e arrivò immediatamente ai vertici di tutte le classifiche mondiale. Il brano però venne inglobato nell’album successivo, Smiley Smile. Pet Sounds è uno dei più grandi album mai realizzati, la consacrazione di Brian Wilson come genio della pop music.

Chiara Sergio