“Gli obiettivi estetici dovrebbero essere secondari agli obiettivi concettuali, altrimenti si finisce con una musica che è guidata da riferimenti stilistici piuttosto che dalle sue idee concettuali o musicali, o dal contenuto effettivo” (Sophie a Pitchfork). Questa era Sophie: profondità emotiva ed esperienziale che riusciva a trovare la propria espressione attraverso uno stile musicale impossibile da definire, fuori da qualsiasi regola ed etichetta preesistente.

Sin da Lemonade e Vyzee, primissimi singoli del 2015, l’artista ha creato un linguaggio musicale autentico, basato su bassi profondi, altri sfacciati e voci rese celesti da una sapiente produzione. Ma è con Oil of Every Pearl’s UnInsides, primo e sfortunatamente unico album solista, che Sophie raggiunge l’acme tecnico ed emotivo della sua arte. Rilasciato il 15 giugno 2018 con le etichette Transgressive, Future Classic e MSMSMSM, di proprietà della stessa artista, il titolo è stato ipotizzato essere l’anagramma della frase “I love every person’s insides”, lasciando già intravedere la strada maestra dell’album.

Mettendo in discussione natura del pop e allo stesso tempo facendone parte in maniera indissolubile, l’album si apre con It’s Okay To Cry, celebrazione di un’emotività che non conosce confini di genere che vede la collaborazione con Cecile Believe come backing vocalist. Nel videoclip Sophie si pone per la prima volta protagonista assoluta della traccia, facendo coming out come transgender: in un cielo sereno, l’artista si spoglia di preconcetti e paure e, nuda davanti all’obiettivo, guarda lo spettatore e lo trafigge con la sua sincerità e semplicità quasi fanciullesca, rincuorandolo e accettando il suo dolore senza giudizi e pregiudizi (“No, I accept you/And I don’t even need to know your reasons/It’s okay, it’s okay, it’s okay”). Inno all’empatia, la voce di Sophie accompagna per mano l’ascoltatore in un viaggio catartico e sognante, alternando tracce elettroniche-industriali come Ponyboy, Facestopping e Whole New World: Pretend World ad un dream-pop anni ’80 androide e alieno (Infatuation, Immaterial). Il picco emotivo si raggiunge tuttavia a metà dell’album con Is It Cold In The Water. La voce eterea, potentemente alterata da autotune, squarcia la dimensione EDM in cui si trova e con una stoccata potente arriva dritta al cuore, facendolo sprofondare in dimensioni sconosciute e infinite (“I’m falling/ Dephts endless/Worlds turn to smoke”).

La ricerca dell’identità fluida di Sophie si trasforma, diventando ricerca universale e individuale allo stesso tempo e riuscendo a trovare quel perfetto non-equilibrio che sorprende continuamente pur rimanendo sempre affine a se stesso. In questa ricerca universale musicale e personale, Sophie è stata una delle guide più oneste: come se fosse “La Liberté guidant le peuple” di Delacroix ha indicato la strada verso una musicalità diversa, nuova ed estremamente vicina ad un’umanità comune troppo spesso celata e dimenticata.

Giulia Tonci Russo