Lo scorso febbraio Ava DuVernay, regista di 13th e Selma, annunciava di aver raggiunto un accordo con Netflix sulla vita di Nipsey Hussle, ucciso il 31 marzo 2019 di fronte al suo negozio di vestiti, il Marathon Clothing. Per suo funerale, di fronte a ventimila persone, Barack Obama ha inviato una lettera nella quale sottolineava la capacità di Hussle di “andare oltre i difetti della comunità in cui viveva e renderla un posto migliore perché era la comunità stessa a chiederglielo”.

Crenshaw, quartiere a maggioranza afroamericana e che certo non è il primo posto che le guide turistiche consigliano di visitare non appena arrivati a Los Angeles, è il luogo in cui Nipsey Hussle è nato e cresciuto e sul quale rapper ha investito la maggior parte delle sue energie. Progetti di sostegno per le persone meno agiate, la creazione di luoghi di ritrovo sicuri e l’obiettivo di spiegare alle generazioni future che un’altra strada era possibile: nel 2018 Ermias Joseph Asghedom convoglia tutto in Victory Lap, il suo primo e unico album uscito per Atlantic Records e All Money In, l’etichetta da lui fondata due anni prima. Come suggerisce il titolo, Victory Lap (nominato nel 2019 nella categoria “Miglior disco rap” ai Grammy) vuole essere celebrazione della capacità di riscattarsi da una situazione che sembrava compromessa trascinando in un flow tipicamente west coast episodi vissuti sulla propria pelle. Dall’episodio, raccontato in Young N****, che lo vede scavare nel retro della casa della madre per riportare alla luce migliaia di dollari sotterrati dal fratello, al dover fare i conti tutti i giorni col fatto di essere nati ai margini (“Judge a young n**** by they address /Left us no option, what they expect? /Only thing we knew for sure was to bang the set/Fuck living basic, I’m taking risks”).

La forza di Victory Lap non si cela negli hook ricercati che rendono omaggio a N.W.A. e Snoop Dogg e che fanno scuotere la testa a ritmo dei bassi come succede in Hussle & Motivate, ma nel messaggio di cui si fa portavoce: non è un disco ludico, ma un grido che sale dall’asfalto. “This ain’t entertainment, it’s for n***** on the slave ship/These songs just the spirituals I swam against them waves with” di Dedication sono le parole di un uomo che è esattamente consapevole del suo ruolo e per quale ideale sta combattendo.

Matteo Squillace