Può un libro, che qualunque altro americano ha letto perché assegnatogli durante le scuole medie, devastare emotivamente un cantautore a tal punto da portarlo a gettare le basi per un intero concept album? La risposta è affermativa se si parla di Jeff Mangum e dei suoi Neutral Milk Hotel, il quale confessò di essere rimasto sopraffatto dalla tristezza e dal dolore in seguito alla lettura del diario di Anne Frank, ispirazione per In The Aeroplane Over The SeaSono proprio questa onestà emotiva di Mangum e l’eccentrica produzione di Robert Schneider la forza motrice del più importante lavoro della formazione indie/folk statunitense.

In the Aeroplane Over the Sea (1998) si apre ariosamente con la suite in tre parti The King of Carrot Flowers, per poi passare alla title track In The Aeroplane Over The Sea: un sing-along acustico e anthemico con un retrogusto amaro che crea un collegamento perfetto con la ben più scura Two-Headed Boy, la quale sfocerà nel funereo valzer di The Fool. Da questo brano in poi le sonorità dei singoli brani, che fino a quest’ultima traccia si presentavano come entità indivisibili, iniziano a spezzarsi e a rimbalzare: dalla veloce Holland, 1945 si cade nella più delicata e sentita Communist Daughter che abbassa la luce in sala (e i bpm) e crea la giusta atmosfera per l’arrivo della cupa e solenne Oh Comely, una sorta di preghiera profana che procede a passi pesanti, minuto dopo minuto, verso quella che sarà l’acme dell’intero disco.

Il cantato impreciso, i fiati bandistici e poco intonati, l’esercito di strumenti musicali inusuali, ma soprattutto le riprese audio completamente lo-fi donano all’intero lavoro un’atmosfera freak e sbilenca, quasi circense. Gran parte del merito va accreditato a Robert Schneider: è lui, il co-fondatore della Elephant 6, ad accollarsi una produzione che rimarrà una delle più stravaganti ed eclettiche dell’epoca. Grande estimatore di Phil Spector, Schneider innalza una sorta di Wall of Sound per coprire le spalle alla chitarra arrugginita di Mangum che combatte in prima linea: lo fa con sezioni di ottoni un po’ scoordinati, organi vintage, cornamuse e l’iconica singing saw (sega musicale), principale responsabile della cornice onirica del brano che battezza il disco.

“Anacronistica” potrebbe essere un altro buon aggettivo per descrivere la produzione musicale in questione, uscita quando in cima alle classifiche svettano album decisamente più catchy ed energici: erano gli anni dell’omonimo dei Blur, di Hello Nasty dei Beastie Boys, di Alanis Morissette, di Snoop Dog e Jay-Z per quanto riguarda il rap. Anche per questo motivo In the Aeroplane Over the Sea non raggiunse immediato successo, incapace di donare al grande pubblico le emozioni che cercava. Solo col passare del tempo il capolavoro di Mangum e soci raggiunse la fama e l’importanza che tuttora detiene, offrendo ispirazione a formazioni quali Beirut, Bright Eyes, Decemberists e perfino Arcade Fire.

Il mondo dei Neutral Milk Hotel è inquietante e bellissimo come un vestito da sera impolverato che non viene indossato da anni: non apparendo nella sua completezza né nel suo massimo splendore, consente di gustarne solamente un riflesso appannato, come se, per conoscere l’essenza mancasse un solo tassello irraggiungibile.

Francesco Paganelli