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Se chiedeste alla fandom storica di Madonna – no, non si identifica solo con la perversione per i lustrini e l’attitudine a ballare sul cubo – qual è stata l’ultima produzione rilevante della cantante-performer-attrice-e-molto-altro, probabilmente vi risponderebbe Confessions on a Dance Floor.

A ben vedere si tratta proprio dell’ultima “vera” uscita di Miss Ciccone che può vantare un concept forte e un’attenzione alla produzione e alle lyrics degna di nota. Il disco uscì nel 2005, a soli due anni da American Life, album figlio del periodo che seguì la caduta delle Torri Gemelle e l’America di Bush, caratterizzato da uno stile marcatamente rock-country-folk come mai si era visto in Madonna. Confessions on a Dance Floor è un mix unico che scorre dalle orecchie fino alle gambe, rendendo praticamente impossibile resistere al ritmo e ballare sui suoi pezzi. Si narra che Madonna e Stuart Price, l’uomo a cui si deve la maestria della produzione del disco, abbiano vissuto in simbiosi nella casa-studio di lui a New York per tutto il periodo di realizzazione dell’album.

La produzione si fonda su due filoni principali imparentati fra loro: la dance anni ‘80 e il nuovo approccio all’elettronica e al groove dispensato dai Daft Punk a partire dalla metà dei ‘90s (come l’uso del vocoder per i chorus e i filtri). Fra queste due macro-influenze si inseriscono numerose citazioni dal passato, che Madonna trascina sulla pista da ballo (il dance floor) nel bel mezzo di una sua festa privata (Confessions, appunto), in un mix di old school e new school che funziona alla grande.

Le dichiarazioni di intenti sono rese note già dal singolo di apertura: Hung Up, con il campionamento di Gimme! Gimme! Gimme! degli ABBA, è una dichiarazione di guerra alla pista da ballo, dove Lady Ciccone si professa stanca di aspettare qualcuno che non arriva e decide di non rimanere ad aspettare ancora per molto. Iconico il video del singolo, girato in una sala da ballo dove nei riflessi degli specchi alle pareti spiccano il body in lycra rosa di Madonna e i suoi capelli rossi alla Farrah Fawcett, che la cantante sfoggia fra una spaccata e l’altra. Seguono Get Together, melodicamente meno martellante di Hung Up, ma con una struttura di bassi ben distribuiti e architettati, e Sorry, il secondo singolo del disco, che ci trasporta al livello successivo di dipendenza dance.

Si potrebbe pensare che il disco sfoderi tutte le sue perle migliori all’inizio per poi non riuscire più a tenere il passo. Ma alla base della tracklist sembra invece esserci la volontà di catturare l’attenzione del pubblico fin dall’inizio, per poi rendere più sofisticati produzione e testi. Con l’onirica Future Lovers, in cui viene campionata I Feel Love di Donna Summer – per alcuni un sacrilegio, per altri un azzardo riuscito -, si chiude la prima parte del disco. I Love New York segna una cesura netta dell’album, presentandosi come il brano più rock di questa tracklist marcatamente dance. Let It Will Be e Forbidden Love ci riportano sulla pista e preannunciano il terzo e ultimo singolo del disco, Jump: una dose di ritmo e coraggio per “fare il salto” e buttarsi senza paura in tutto ciò che la vita ci riserva. Non a caso il singolo è stato inserito nella soundtrack del film-pop Il diavolo veste Prada (David Frankel, USA 2006), che ha contribuito a rendere la traccia iconica e immortale (complice l’enorme, e coevo, successo del film). L’album si avvia alla chiusura con la meno incisiva How High e l’esotica Isaac. Push si districa fra autocitazionismo (Like a Prayer) e riferimenti evidenti ai Police (Every Breath You Take). Like It or Not, fra toni di sfida e oscure sonorità, chiude la festa di Madonna, ma lascia ancora con una gran voglia di ballare.

Uscito in controtendenza in un periodo – i primi 2000 – in cui nuove popstar si stavano guadagnando la ribalta cambiando le carte in tavola (si pensi a Beyoncé, che nel 2003 aveva debuttato con Dangerously in Love o a Rihanna, che nel 2005 aveva spopolato con A Girl Like Me) Confessions on a Dancefloor ebbe la straordinaria forza di riportare in auge un genere, la dance, usando il citazionismo in modo abile e mai banale. Del resto, stiamo parlando di Madonna.

Gaia Ponzoni