Nella storia della musica italiana ci sono stati tempi in cui il pop aveva qualcosa da dire e non era un nascondiglio per celare l’essenza del femminile dietro a testi superficiali e asessuati: erano tempi in cui non ci si faceva problemi a usare termini forti e parlare di sesso. Analizzare quel momento del passato è fondamentale per capire perché, tranne rare eccezioni, oggi non si può parlare di icone pop nel panorama italiano. Bertè, Oxa, Rettore, Pravo e tutte le altre non sono figure vive solo nell’immaginario degli over ‘40, come fossero resti di balere e feste revival: rappresentano l’ultimo vero esempio in Italia di musica pop femminile capace di dettare dei canoni propri, unendo in modo sapiente la musica leggera all’italiana con le influenze d’oltreoceano.

Traslocando di Loredana Bertè è, a suo modo, una pietra miliare di quel periodo (Rolling Stone Italia l’ha inserito al 24° posto della classifica degli album italiani più belli di sempre). Settimo disco in studio della cantautrice e pubblicato nel 1982 (segue Made in Italy, l’album che vide un’influenza notevole della Factory di Andy Warhol), Traslocando determinò l’ascesa della Bertè nell’idillio del pop italiano, vendendo in poco tempo oltre duecentomila copie. Grintoso e dolce allo stesso tempo, l’album è fortemente coinvolgente e mantiene sempre viva l’attenzione dell’ascoltatore. La ruvidezza della voce della Bertè si sposa perfettamente con i testi, come se le fossero stati cuciti addosso, sia per le tematiche che trattano, sia per lo stile diretto e senza mezzi termini con cui vengono raccontati. E Sono proprio le lyrics il punto di forza del disco: in buona parte scritti da Ivano Fossati e Maurizio Piccoli, nei testi si ritrovano anche apporti della sorella Mia Martini (Notte Che Verrà) e dall’amico di sempre Renato Zero (Una).

La sapiente produzione di Ivano Fossati e Michael Brauer regala una sonorità inconfondibile e coerente a tutto il disco: chitarre con delay, riverbero e chorus, immancabili negli ‘80s, tastiere declinate in svariati modi che donano corposità ai brani, sassofono in quasi tutti i ritornelli, archi nei pezzi più pop. L’album si snoda, inoltre, attraverso tre influenze principali: il reggae (I Ragazzi Di Qui), il pop rock (Per I Tuoi Occhi, Stella Di Carta, Non Sono Una Signora) e la new wave (Traslocando, Stare Fuori, Madre Metropoli).

Traslocando raggiunse la vetta delle classifiche anche grazie ai due singoli Per I Tuoi Occhi e Non Sono Una Signora: i due pezzi devono la loro immediatezza alla strofa, che riprende i canoni tipici della ballad, e a un ritornello potente e martellante decisamente pop. Se Per I Tuoi Occhi è il tormento prima sussurrato e poi urlato per amore (“E brucia il cuore, brucia il mare, brucia se qualcuno intorno si limona”), Non Sono Una Signora rappresenta un vero e proprio inno femminile: il brano denuncia la vita non facile di una donna che deve combattere contro i pregiudizi per inseguire i propri sogni (“Non sono una signora, una con tutte stelle nella vita, non sono una signora ma una per cui la guerra non è mai finita”). Non Sono Una Signora viene ricordato anche per il suo celebre videoclip, dove la Bertè cantava a squarciagola vestita con un abito da sposa volutamente provocante per l’epoca; performance che replicò anche al Festivalbar dello stesso anno.

Gaia Ponzoni