In questo periodo è cresciuto un hype enorme intorno al presunto ritorno di Lady Gaga al suo glorioso pop delle origini. Previsioni sostenute dall’uscita di Stupid Love, il singolo anticipatorio del nuovo album Chromatica, esito di un vortice di sperimentazione dai toni decisamente più maturi e sobri avviato nel 2014. Ma la sobrietà lascia perplessi quando si parla di Lady Gaga, che può risultare anche una qualità negativa, da intendere secondo una valenza critica. Qual è infatti l’originale e genuina “Mother Monster” (come ha sempre amato definirsi)? Senza dubbio quella di The Fame, che nel 2008 è uscito come un fulmine a ciel sereno e ha reso Lady Gaga un’artista immortale. È vero che prima di questo disco esisteva già qualcosa di simile: dalla prima metà degli anni 2000 una fetta consistente del mercato discografico era già in mano – anche se diviso equamente con l’onnipresente Eminem e gli ultimi rimasugli di boy band – a interpreti femminili sempre più carismatiche, esperte ed esigenti, anche sul fronte comunicazione.

I videoclip musicali erano diventati già da tempo una componente centrale nello storytelling degli artisti e i rari tentativi precedenti, avvenuti quasi per caso, si confermano ora decisivi per delineare gli stilemi dominanti del video musicale pop: centra l’obiettivo chi indossa l’abito più originale, chi sceglie la location più audace e costosa, chi riesce a creare l’atmosfera più sensuale o criptica. Lo confermano i lavori scintillanti dell’epoca, firmati da artisti come Rihanna, Katy Perry, Beyoncè o Shakira. Il terreno era quindi molto fertile per il tipo di prodotto discografico proposto da Lady Gaga, ma quello che stava per arrivare era un terremoto che avrebbe stravolto l’intero panorama pop mondiale. Lady Gaga vi entra a gamba tesa e ne alza notevolmente l’asticella, creando spazi non solo mai sperimentati prima, ma forse neanche mai pensati.

Per raggiungere i risultati ottenuti con brani come Paparazzi, Just Dance e Poker Face sono necessari coraggio e grinta, oltre a una buona dose di anticonformismo; doti che nel 2008 poteva avere solo una minuta geek newyorkese formatasi a ritmo di esibizioni nei peggiori club del Lower East Side. Viene da chiedersi allora che cosa faccia di un disco un classico. Oltre al dialogo con la cultura all’interno del quale si è sviluppato, un’altra motivazione deriva dalla risonanza – anche e soprattutto in termini numerici – dei singoli di un disco e dalle posizioni raggiunte nelle classifiche internazionali.

The Fame in questo campo si svela la quintessenza di un classico. 5 singoli rilasciati con una cadenza studiata per sviluppare un vero e proprio climax di interesse e attesa, creato ad hoc intorno alla personalità dell’artista e alimentato da un team affiatato unito da unico obiettivo: vendere al meglio il prodotto Lady Gaga. Tante e diverse personalità artistiche hanno collaborano sui progetti di Lady Gaga, contribuendo al grande successo dei lavori dell’artista: truccatori, ballerini professionisti, stilisti, designer e videomaker tra i più folli ed esplosivi del settore, recuperati da diversi angoli di mondo, professionisti eterogenei accomunati da un fine comune, proprio come insegna il Bauhaus e da cui prende il nome la crew dell’artista, la “Haus of Gaga”.

I risultati di questo affiatamento, del duro lavoro e di una progettualità creativa studiata non tardano a farsi vedere: il 26 settembre 2008 esce Poker Face. L’immaginario camp del video e le sue atmosfere cupe e potentemente erotiche ma mai cheap, insieme alle coreografie perfette e maestose, annunciano al mondo, senza spiegazioni aggiuntive, chi è Lady Gaga e qual è il suo manifesto: caduta sulla superficie terrestre da una navicella spaziale, è l’anticipatrice di scenari destinati a segnare una generazione, è la nuova stella pronta a diventare un’icona di stile che brilla dentro meravigliosi abiti – fra cui il chiacchieratissimo e indimenticabile “meat dress”. Da Poker Face in poi, di successo in successo – dalla magnetica Love Game fino alla criticata Paparazzi –, Lady Gaga diventa definitivamente una leggenda di portata mondiale, capace di far commuovere anche ora, a distanza di 12 anni da quei successi, i suoi fan.

Asja Castelli