Sono pochi gli artisti che attraverso melodie (solo apparentemente) semplici hanno inciso un solco indelebile nella storia della musica. Ed è proprio sul solco di Simon & Garfunkel che si sono posizionati i Kings of Convenience fin da Quiet is the New Loud, il loro primo lavoro. Chitarre acustiche che suonano all’unisono, accompagnate da qualche linea di piano che omogenea le sonorità, fanno da cornice a 12 tracce che suonano come un crepuscolo di sensazioni in una lunga distesa di grano.

Impossibile non perdersi nei testi sognanti di pezzi come Toxic Girl, storia di un amore platonico verso una ragazza, e The Weight of my Words (considerato il manifesto dell’album), che ammalia l’ascoltatore con gli arpeggi delicati, il sottile appoggio delle voci e l’entrata in punta di piedi del violino. E poi arriva il pezzo più celebre del disco, I Don’t Know what I Can Save You From, canzone dedicata a un amore irrisolto (“I had never really known you, but i realized that the one you were before, had changed into somebody for whom i wouldn’t mind to put the kettle on”.

È in fondo, però, che si nasconde il brano più magico del disco, Summer on the Westhill: “Now I know there is a world beyond the small place I was coming from, I feel at home here in the middle of nowhere”, con la consapevolezza che nessun posto è come quello in cui si è nati.

Gabriel Carlevale