Dopo il successo commerciale di La mia banda suona il rock del 1979, che con l’omonimo singolo aveva portato alla ribalta il cantautore genovese, Fossati cerca strenuamente di far evolvere il proprio sound e scollarsi di dosso la hit che l’aveva portato al successoPanama e Dintorni del 1981 rappresenta un tassello chiave per l’affermazione del cantautore come personalità artistica centrale nell’evoluzione della storia della musica italiana. La produzione di Fossati di questo periodo è ancora influenzata dalle sonorità prog rock che lo accompagnavano sin dagli esordi con i Delirium (insieme ai quali pubblicò solo Dolce Acqua del 1971): l’anima da polistrumentista del cantautore emerge negli arrangiamenti, nei quali non è inusuale trovare ad esempio incursioni di flauto o sax (marcate in Se ti dicessi che ti amo e Boxe), incastrati in tessuti melodici costruiti su sintetizzatori Moog.

Tuttavia, l’album non guarda nostalgicamente al passato ma sperimenta anche sonorità reggae (nell’apertura con Panama): Fossati fu tra i primi in Italia a tentare incursioni nel genere, dopo che nel 1979 l’amica Loredana Bertè ne aveva sdoganato l’influenza con la celebre E la luna bussò. Anche se l’anima del disco rimane perlopiù fortemente rock: J’adore Venise nella sua edizione originale (prima di essere reinterpretata dalla Bertè nel disco del 1982 Traslocando, composto peraltro dallo stesso Fossati) gode di duelli di chitarra elettrica e tastiere, La Signora Cantava il Blues è il racconto di un’incalzante ed estenuante corsa in treno (“Le campagne sfuggono dritte e sta aumentando la velocità”) dedicato alla celebre cantante blues americana Billie Holiday, la successiva Stazione è il racconto di un’attesa condita però da archi e fiati più marcati e da graffianti incursioni di chitarra elettrica, Questa Guerra Come Va spicca per l’assolo di sassofono in chiusura

Sin dal titolo l’elemento geografico, lo spostamento, è il minimo comune denominatore del discoPanama apre l’immaginario sipario della narrazione sul racconto di una traversata in mare partita da Londra alla volta della lingua di terra che collega le due Americhe (“Oh mamacita Panama dov’è ora che stiamo in mare”). Ma non si tratta sempre di spostamenti strettamente fisici o geografici, come nel caso di La Signora Cantava Il Blues Stazione: nella celebre ballad La Costruzione Di Un Amore (precedentemente scritta per Mia Martini per l’album Danza del 1978), ad esempio, il viaggio è metaforico (“questo amore che si fa più vicino al cielo”), mentre J’adore Venise è la negazione del movimento all’interno di una narrazione disincantata di una notte di sesso (“I motivi di un uomo non sono belli da verificare”) chiusi in una casa dove il mondo fuori fa incursione (“Giusto ai piedi del letto un giornale: la questione d’Algeria”). Questa attitudine da vagabondo non verrà abbandonata da Fossati nemmeno nelle uscite successive, se si pensa a Le Città Di Frontiera (1983) o la celebre Traslocando, ma anche a Ventilazione (1984), Viaggiatori d’Occidente o Fuga da Sud-Est, per citarne alcune. 

Ciò che fa di Panama e Dintorni un disco essenziale nell’evoluzione della musica italiana è il suo essere in equilibrio fra un’attitudine commerciale rappresentata dallo scheletro rock “tradizionale”, che continua il successo – amato e odiato – di La mia banda suona il rock, e un’attenzione sempre più focalizzata sulla sperimentazione, ora strizzando l’occhio al passato con le incursioni prog rock e tratti jazz, ora guardando al futuro con il reggae. Un’attitudine che non solo porterà Fossati a essere considerato uno dei più grandi autori italiani, ma che permetterà anche ad altri artisti di elaborare il suo influsso artistico (Loredana Bertè, Ornella Vanoni, Fiorella Mannoia, Mina, giusto per citarne alcuni).

Gaia Ponzoni