Dopo l’uscita un po’ in sordina di Nostalgia ULTRAmixtape di grandi hit come Novacane e Swim Good, ma anche di validissimi remake di pezzi celebri della musica americana quali Hotel California degli Eagles, Strawberry Swing dei Coldplay e Nature Feels ispirata dagli MGMT – finalmente Frank Ocean viene adocchiato da due grandi star della musica black, Kanye West e Jay-Z, che nel 2011 finalmente producono un disco insieme (Watch The Throne) e coinvolgono il giovane rapper per il ritornello di No Church In The Wild. A quasi un anno di distanza, esce il primo grande disco solista di Frank Ocean, Channel Orange, che lo consacra una volta per tutte tra le leggende contemporanee dell’R&B (ma non solo) americano.

Channel Orange non è l’unico passo importante compiuto da Frank Ocean nel 2012: contemporaneamente all’uscita del disco il cantante decide di fare coming out e i possessori della copia fisica del disco possono perdersi nelle bellissime parole con cui Frank Ocean parla di sé in una breve lettera contenuta al suo interno. Channel Orange è un momento di sentita onestà dell’artista nei confronti del suo ascoltatore, insieme al quale condivide una riflessione profonda e intima sulla vita, sorprendente per un ragazzo che al tempo aveva solo ventiquattro anni. Tra le 17 tracce Frank Ocean si immerge ripetutamente negli abissi del tema amoroso; un amore sincero e maturo come quello di Thinkin Bout You e Pink Matter ma spesso anche tormentato, senza tuttavia perdere la voglia di amare: “If it brings me to my knees/It’s a bad religion/This unrequited love/To me it’s nothing but a one-man cult/And cyanide in my styrofoam cup/I can never make him love me/Never make him love me” recita commosso in Bad Religion.

La riflessione del cantante non si ferma tuttavia alla sfera affettiva e il suo sguardo disincantato si posa anche sulla decadente Los Angeles popolata da Super Rich Kids; una gioventù che non gode di troppe attenzioni da parte di genitori distratti e che cade vittima di vizi rovinosi come quello dell’abuso di droghe (Crack Rock). Improvvisamente l’ascoltatore viene trasportato in un antico Egitto di un tempo non troppo lontano dal nostro, dove in un sottofondo quasi techno Cleopatre danzano in night club che assumono la forma di piramidi. Non mancano tuttavia momenti più spensierati, con piacevoli rimandi a grandi icone televisive come il “corri, corri” di Forrest Gump.

Un disco così non necessità collaborazioni, e infatti i featuring sono solo tre, tra i quali spicca la scelta di inserire uno skit a cura della chitarra di John Mayer. Ma la vera magia di Channel Orange e di tutta la sperimentazione musicale al suo interno è la sua capacità di svelare nuovi suoi segreti a ogni ascolto.

Anna Laura Tiberini