Vincitore di un triplo platino, Baduizm rappresenta oggi come ieri una pietra miliare della black musicUscito nel 1997, il disco ha da subito dimostrato la grande personalità di Erykah Badu e le ha fruttato un successo immediato.

Pur se non conosciutissimo, l’album riesce a coinvolgere con tutte le sue sfaccettature anche l’ascoltatore più ignaro del genere. Al suo interno si trovano infatti numerose contaminazioni: se Rimshot (intro) può sembrare il preludio di un disco hip-hop (non a caso tra i produttori del disco compaiono anche i The Roots), qualche traccia più avanti con Afro (Freestyle Skit) si viene catapultati in un locale jazz degli anni ’50 dove si sta svolgendo una jam session, per poi essere ancora trasportati nel soul più profondo (simile a quello di Billie Holiday o piuttosto di Diana Ross?).

Ammesso e concesso che si possa etichettare la musica chiudendola in raccoglitori chiamati “generi”, per definire Baduizm si dovrebbe utilizzare una parola nuova: è proprio con l’uscita del disco che nasce il Nu Soul, un insieme di sonorità che rievocano il tramontato soul degli anni ’60 in un’epoca pop ed elettronica. E il bello della Badu risiede in questo: ogni disco è diverso dall’altro, ognuno rappresenta un’evoluzione e un adattamento progressivo ai dettami della musica nel corso del tempo, sempre mantenendo la propria originalità.

Baduizm, Mama’s gun, Worldwide Underground e New Amerykah (Pt. 1 e Pt. 2) rappresentano un percorso che parte dalle radici viscerali della musica per approdare a un presente del tutto nuovo. La cantautrice texana è così eclettica che anche la versione live del disco – registrata nello stesso anno durante la gravidanza – è diversa dall’originale, forse anche migliore. 

Baduizm è un disco introspettivo che mette in mostra il cuore e l’anima di una B-Girl dall’attitudine soulfoul; Baduizm è un raccoglitore di emozioni.

Anna Laura Tiberini