È datato 5 ottobre 1981 la nascita dei Depeche Mode. Quel giorno videro la luce le 11 tracce di Speak and Spell, il manifesto di quella che sarà ricordata come l’era synth pop della musica. Sfruttando le influenze del passato, dai Kraftwerk agli Ultravox e ai i primi Cure, Vince Clarke e compagni creano sonorità nuove, votate a una sperimentazione che a cavallo tra fine anni ’80 e inizio ’90 culminerà nei loro grandi capolavori. I synth del primo album dei Depeche Mode percorrono una duplice strada: da una parte la sperimentazione, dall’altra la creazione di vere e proprie hit, che i giovani ragazzi inglesi adotteranno come manifesto “discotecaro” del tempo.

Tra le canzoni da ricordare spiccano New Life, in cui le tastiere svolgono il loro ruolo magistralmente, accompagnate dalla drum machine, che dona alla canzone un ritmo incalzante. Grande rilevanza assume anche il testo: una dichiarazione del cambiamento che stava avvenendo in quegli anni, come testimonia l’inciso iniziale: “I stand still stepping on the shady streets and i watch that man to a stranger, you think you only know me when you turn on the light now the room is lit with danger”C’è spazio anche per brani minori, come I Sometimes Wish I Was Dead, Nodisco e i primi due di Martin Gore (futuro autore della band).

Impossibile non citare la vera hit dell’album, quella Just Can’t Get Enough che nel corso degli anni è diventata il manifesto degli anni ’80, grazie anche a un leitmotiv sonoro orecchiabile e facilmente riconoscibile, coadiuvato da un testo dalla forte carica empatica. Degna di nota, in conclusione, è Dreaming of Me, vertice dell’opera prima dei Depeche Mode: un testo che lascia spazio a diversi interpretazioni, che parla di cinema, guerra, risate e reazioni emotive; accompagnato da un sound ipnotico e deviante che potrebbe essere ideale per un film di David Lynch.

Gabriel Carlevale