Era il 1975 quando il musicista britannico Brian Eno dava alla luce Another Green World, un album eclettico e dalle sonorità contrastanti. Prodotto sulla base delle Oblique Strategies – tecnica ideata dallo stesso Eno –, l’album presenta alcuni pezzi di matrice rock con testi brevi e concisi, ma anche pezzi prettamente strumentali, in gran parte composti dal genio di Eno.

Una più profonda ricerca e apertura verso sonorità ancora non sondate proietta Another Green World direttamente nel futuro degli anni ‘80 con il suo pop ora delicato, ora frenetico, ma sempre sopraffino e privo delle stravaganze del suo primo lavoro da solista (Here Come the Warm Jets, 1974). Oltre alla maestria di Eno, l’album può vantare la collaborazione di menti altrettanto eclettiche, tra cui quella di Phil Collins, presente con batteria e percussioni in Sky Saw e Over Fire Island, e di Robert Fripp in St Elmo’s Fire e I’ll Come Running.

Another Green World è un quadro di emozioni pennellate sapientemente dalla maestria del suo creatore: come in un viaggio, Eno parte dall’oscurità e dalla funesta malinconia di In The Dark Trees, prosegue con la serenità e la calma di Becalmed e termina con un brano all’insegna dell’inquietudine, fluttuante in un mare di pensieri densi e oscuri (Spirit Driftin).

È proprio con questo album che prende vita quel gusto naif e controverso che caratterizzerà le successive produzioni del musicista britannico e che influenzerà fortemente la nascita dell’ ambient “alla Brian Eno”.

Sabino Forte