Il 26 gennaio 2020 21 Savage si aggiudica il primo Grammy della sua carriera, trionfando nella categoria “miglior canzone rap” per a lot, singolo estratto dal suo album I Am > I Was: per celebrare il traguardo, il 26 agosto il rapper e il producer Metro Boomin decidono di portare il riconoscimento per le strade di Decatur, quartiere che da nord ovest guarda la downtown di Atlanta e zona dove 21 Savage è cresciuto dopo essersi trasferito lì con la famiglia, nel 2005. Il tape di quel giorno diventerà il video di Runnin’, che arriva su YouTube a poche ore di distanza dall’uscita di Savage Mode II, il sequel di uno dei mixtape più significativi per il rap degli anni Duemila.

Uscito nell’estate del 2016, Savage Mode non contribuisce solamente a mettere sulla mappa il nome di 21 Savage, ma allunga quel filone inaugurato da Gucci Mane e Future, che su EP e mixtape sparsi tra Soundcloud e Datpiff hanno costruito la loro carriera e fatto la felicità dei diggers del genere, che non si accontentavano delle uscite ufficiali ma scavavano fino alle radici di un genere nato nelle crack house di Atlanta. L’immagine e il passato di Shayaa Joseph (il vero nome di 21 Savage) incrociano la strada del miglior produttore in circolazione, Metro Boomin, che assieme a 21 Savage firmerà il progetto. Le atmosfere torbide create dalla 808 sporca e dai synth oscuri del producer sono l’asfalto sul quale 21 Savage dispone in fila gli episodi di una vita che, a ventitré anni, sembra aver conosciuto solo dolore e violenza.

L’intento di 21 Savage è quello di creare separazione tra sé e i fake tough rappers che popolano l’internet, e così in No Heart  regala un assaggio dei suoi trascorsi: “Seventh grade I got caught with a pistol, sent me to Pantherville/Eighth grade started playin’ football, then I was like fuck the field/Ninth grade I was knocking n****s out, n**** like Holyfield/Fast forward n****, 2016 and I’m screaming fuck a deal”. Oltre al suo difficile percorso scolastico, 21 Savage ripercorre lungo le nove tracce di Savage Mode gli episodi più controversi della sua giovane esistenza, senza edulcorare nulla e con la leggerezza di cui uno ferito da sei colpi di arma da fuoco e scampato per miracolo alla morte non dovrebbe disporre. La fotografia di quell’evento ritorna frequentemente e rimane incisa sulla copertina dell’album e sulla pelle di 21 Savage: un pugnale che ricorda il fratello Quantivayus, ucciso durante uno scambio di droga andato male. Essere stati a un passo dalla morte e, nel giro di pochi anni, avere un Grammy sul comodino. Una scalata al successo non da tutti.

Matteo Squillace