Voto

4

Giunti all’ottava fatica in studio, anche i Muse hanno ceduto al fascino degli anni OttantaDopo Drones (2015), pieno zeppo di riff grezzi e sonorità heavy che hanno fruttato alla band britannica un Grammy per il Miglior album rock del 2016, Bellamy & co virano verso un sound derivativo e ormai stantio.

Simulation Theory è un polpettone di citazioni cinematografiche e musicali: da Stranger Things – l’illustratore dei poster della serie TV, Kyle Lambert, ha disegnato la copertina dell’album – a Terminator, da Thriller di Michael Jackson a Blade Runner. Le contaminazioni degli ’80s risultano meno moleste nei brani più affini al solito stile dei Muse: pezzi quali Dig Down e Pressure attutiscono l’imbarazzo di altri come Something Human, brano che non ha l’attitudine né di una hit estiva né di una ballata pop-folk riuscitaIn Propaganda il funk alla Prince prende il sopravvento e riportan alla memoria Panic Station (The 2nd Law, 2012), in cui il falsetto di Bellamy si insinuava meravigliosamente tra le martellanti linee di basso. Ma oggi il risultato finale è decisamente meno sorprendente.

Con Simulation Theory i Muse tentano un’operazione nostalgia che non ha nulla di originale, finendo per allinearsi alla miriade di artisti che cercano di compensare la mancanza di ispirazione con il revival, ma falliscono miseramente.

Christopher Lobraico

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