Voto

6

Quarto lavoro in studio per i Mumford & Sons, Delta è la prova di maturità della band inglese. Per passarla puntano tutto sulla produzione, affidata a quel colosso di Paul Epworth (Adele, Coldplay e altri). A mancare, però, è un collante tra le 14 canzoni, che nonostante la solennità e l’indubbio livello qualitativo si susseguono con fatica, senza infamia e senza lode.

La mano di Epworth si fa sentire nell’uso massiccio di synth ed elementi elettronici, che se all’inizio fanno ben sperare in un mood alla Bon Iver (42, Picture You, Forever), finiscono invece per essere relegati a semplici elementi d’accompagnamento; il risultato è un deludente effetto di “già sentito”. Stravolge le aspettative anche il ruolo del banjo, spina dorsale di molta discografia del gruppo, che viene nettamente ridimensionato e compare in sordina solo in alcuni brani (Woman, The Wild). Una scelta che allontana le canzoni da quel folk vibe indipendente tipico dei Mumford & Sons e dirotta l’album verso uno stile cinematografico ed epico, dovuto anche alla presenza massiccia del pianoforte e di elementi orchestrali.

Album sontuoso, con grandi appoggi e momenti forti, che porta in primo piano il lato stadium rock dei Mumford & Sons, pur mantenendo la loro solita scrittura. Per questo Delta risulta un disco confuso, indeciso fra la svolta e il risentito. Rimandati a settembre.

Federico Bacci

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