In questi giorni di quarantena è iniziata una caccia alle piattaforme streaming capaci di offrire un catalogo quanto più variegato, interessante e originale, perché i soliti siti iniziano a stufare e sembrano proporre contenuti sempre uguali. In questo senso MUBI si conferma la piattaforma ideale per chi è alla ricerca di cinema d’autore proveniente da tutto il mondo. Dietro alla piattaforma lavora infatti una vera e propria redazione di esperti del settore, che si occupa della curatela dei contenuti per creare un vero e proprio percorso museale cinematografico attraverso non solo la selezione dei titoli, ma anche la creazione di varie sezioni (titoli in Cartellone; film a noleggio; il Feed che mostra cosa guardano gli altri utenti; il Notebook con notizie, interviste, reportage, approfondimenti; la Comunità, ovvero il social di MUBI integrato a tutti gli altri che usiamo; Focus; Speciali; Retrospettive), evitando di abbandonare il pubblico in un mare di contenuti nel quale è sempre difficile orientarsi. Così, con un abbonamento mensile o annuale (gratis per gli studenti di cinema) MUBI elimina tutte le problematiche riguardanti la reperibilità di un film online, rendendolo disponibile in pochi click.

Dalla fondazione nel 2007 da parte del giovane imprenditore Efe Cakarel, deluso dal fatto di non poter trovare online in qualità decente In the Mood for Love di di Wong Kar-Wai per guardarlo sul suo laptop mentre si trovava in un bar di Tokyo, ci sono voluti alcuni anni prima che si diffondesse nel mondo, fino ad arrivare in Italia 2013. Da allora MUBI è presente in oltre 200 Paesi e nel corso degli anni si è consolidato non solo tra le principali piattaforme di streaming dedicate alla divulgazione e alla fruizione di cinema di ricerca e d’autore, ma anche come la migliore versione digitale e online di una sala cinematografica e, per gli addetti ai lavori, di un festival cinematografico. Per chi vive lontano dai grandi centri urbani, infatti, spesso l’unica possibilità per vedere un film è costituita dai cinema multisala, i quali prediligono lungometraggi che assicurano un alto numero di biglietti strappati, spesso a scapito della qualità della programmazione. MUBI, inoltre, può diventare una soluzione per molti altri appassionati, ma non propriamente addetti ai lavori, che non hanno la possibilità di frequentare un festival cinematografico per via degli impegni lavorativi o della spesa economica che comporta.

In un periodo incerto come quello che stiamo vivendo in queste settimane – che secondo alcune indiscrezioni comporterebbe anche la cancellazione del Festival di Cannes -, potrebbero essere le stesse iniziative a prendere come spunto MUBI per attuare strategie di rinnovamento verso la digitalizzazione. Se nella maggioranza dei casi la principale soluzione adottata da festival e rassegne è stata quella di una ripianificazione degli eventi nei mesi successivi all’emergenza sanitaria – che al momento rimane una data ancora indefinita -, altre realtà, specialmente quelle più piccole come il Cinema Beltrade di Milano o il Torino Underground Cinefest, hanno deciso di intraprendere un percorso differente: mantenere intatta la programmazione attraverso l’utilizzo di piattaforme streaming con le quali è possibile comprare un biglietto virtuale per le proiezioni. L’utilizzo limitato delle sale web da parte dei grandi festival internazionali, che si ostinano a mantenere un modello inalterato nel tempo e spesso obsoleto, è l’ennesimo campanello d’allarme del distacco sempre più grande creatosi fra questi enti e le nuove tecnologie. Una voragine che deve essere appianata per renderli realmente sostenibili e accessibili.

Il sistema di MUBI è stato ideato proprio per rispondere a tutte queste esigenze. Ogni giorno viene proposto un nuovo film, che resta visibile per un mese e viene poi sostituito da un altro, in una rotazione continua. Tutti i contenuti sono inoltre accompagnati da un corredo critico (al momento solo in inglese) che in certi casi completa proprio l’esperienza cinematografica attraverso recensioni, saggi, analisi dettagliate e interviste agli autori. Un’esperienza multimediale che, come replicato di recente da byNWR, unisce in un solo luogo la visione di un film e la sua elaborazione critica.

La promessa di MUBI è che ogni spettatore troverà sempre un titolo adatto alla sua sensibilità e ai suoi interessi, grazie a un catalogo che pesca con attenzione dai principali concorsi internazionali ai grandi classici, passando per focus e rassegne dedicate ad autori del passato poco conosciuti o emergenti da tenere d’occhio. Molte delle opere proposte della piattaforma, infatti, arriveranno difficilmente nelle nostre sale cinematografiche (esistono delle eccezioni, come nel caso di Miserere, ma si tratta sempre di distribuzioni limitate a circuiti di nicchia e non raggiungibili da tutti). Inoltre, trovarsi di fronte a un catalogo così variegato e originale stimola la curiosità, invoglia a uscire dalla propria comfort zone e immergersi in una continua scoperta.

I titoli di punta di questi giorni che vi segnaliamo sono i film di Yuzo Kawashima (Our Town e Hungry Soul), ultimi di una retrospettiva che ha portato le sue opere per la prima volta al di fuori dal territorio giapponese, permettendoci di riscoprire le origini del melodramma giapponese da cui hanno preso spunto altri registi come Isao Takahata. E poi un grande classico del cinema francese, Diario di un curato di campagna (1951) di Bresson , oltre a due documentari scelti della passata Berlinale (Olanda e Talking About Trees) che dimostrano la vivacità di regioni cinematografiche spesso assenti nei nostri cinema come la Romania e il Sudan. Infine, uno dei più celebri cult movie di tutti i tempi: Il vendicatore tossico, che apre una rassegna dedicata alle opere anarchiche e folli della casa di produzione Troma.

Davide Rui