Voto

6.5

Il signor Ove è un uomo bisbetico e scortese. All’interno del piccolo quartiere residenziale nel quale vive nulla sfugge al suo occhio ipercritico e tutti lo odiano. Eppure, sarà facilissimo affezionarsi a lui: Ove ricalca il topos, ormai visto e rivisto non solo nella storia del cinema ma anche nella tradizione letteraria, del vecchio burbero dal cuore grande, a volte un po’ egoista, avverso alle consuetudini del mondo a lui contemporaneo perché abituato a vivere “alla vecchia maniera”. Lo spettatore ha la possibilità di conoscerlo più da vicino attraverso flashback sul suo passato, che incorrono nei momenti in cui cerca di suicidarsi fallendo immancabilmente, e i rapporti che intrattiene con i nuovi vicini, in particolare con la multietnica famiglia di Parvaneh. Senza alcun tipo di pregiudizio di razza o genere, Ove si dimostra un uomo più tollerante di molti altri, e non solo: è un vero eroe, che salva e “aggiusta” la vita di chi gli sta intorno, anche se non vuole.

Il film funziona, pur scontando il prezzo di una scrittura priva di equilibrio tra registro comico e sentimentale, che insiste eccessivamente sul secondo e cade in patetismi superflui: a salvare la pellicola è una regia essenziale, che stempera gli avvenimenti mantenendosi a distanza e lasciando spazio alle buone prove attoriali del cast. I momenti più umani di Ove, che progressivamente vede crollare la sua corazza anti-realtà di fronte ai colpi dell’autoritaria e decisa Parvaneh, sono accompagnati da campi ravvicinati, che creano una scintilla empatica tra personaggio e spettatore capace a tenere a galla il film.

Ambrogio Arienti, Giulia Crippa