Scritto e diretto da Guy Ritchie, Snach – Lo strappo esce in Italia il 16 Marzo 2001; una commedia ironica e politicamente scorretta che richiama quell’atmosfera cupa di film come Trainspotting (1996) e This is England (2006). Snatch è inoltre il trampolino di lancio per il giovane regista inglese, che due anni prima aveva scritto e diretto Lock & Stock – Pazzi Scatenati, non riuscendo però a raggiungere il mercato internazionale.

Da un punto di vista stilistico, Snatch ricorda il precedente lavoro di Ritchie e presenta in nuce i tratti del regista che caratterizzeranno i suoi film successivi come Rock and Rolla (2008) e Sherlock Holmes (2009): angolature estreme, una colonna sonora che crea atmosfere intense, a tratti quasi inquietanti, e un ritmo frenetico che alterna scene dilatate con la moviola a lunghi periodi condensati in poche sequenze. La sceneggiatura privilegia infatti lo scorrere della narrativa comica, senza preoccuparsi della continuità spazio-temporale. Per quanto riguarda le sequenze di boxe, si ritrova un’attenzione per i dettagli quasi fumettistica che, oltre a richiamare Fight Club (1999), mostra la capacità di Ritchie di sublimare la violenza in passione e spettacolo.

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La trama, in apparenza semplice, viene complicata da una serie di coincidenze ed equivoci che intrecciano i destini dei protagonisti, e la sagace ironia di Ritchie non risparmia nessuno: tra Americani, Inglesi, Russi, Giamaicani, Ebrei e Zingari ce n’è per tutti nel caleidoscopio di personaggi che si incontrano e si scontrano nel corso del film. La cattiveria, i valori, gli interessi e la stupidità dei protagonisti si intersecano allora per dar vita a una commedia immersa in un’atmosfera quasi surreale ma che, a ben vedere, cela molte verità.

Ritchie si inserisce nel mondo depravato della boxe clandestina in una Londra tutt’altro che posh, con dialoghi che sembrano essere stati confezionati su misura per i suoi personaggi estremamente caratterizzati, emblema di tipi umani alla Dickens. Snatch si allinea infatti alla tipica commedia inglese che, nonostante i toni cupi, la cruda violenza e una comicità volgare, riesce a essere di classe e a non sforare nello splatter.

Laura Brustolin