La letteratura è un universo variegato e versatile: può assecondare qualsiasi tipo di gusto, di inclinazione e di i personalità. Così come le celebri strofe d’amore che sgorgavano dagli autori italiani del ‘300 incontrano il gusto di chi ha un animo più dolce e gentile, così le strofe di un Pasolini o un Mendelstam scuotono gli animi furenti e anticonformisti. Nella gamma infinita di generi e stili letterari, molti sono rimasti affascinati da autori che grazie alla loro insoddisfazione e al loro dolore hanno dato vita a versi oscuri e disperati, quasi tossici ed ebbri, ma lucidi al contempo. Si parla dei poeti maledetti tanto amati da Verlaine, che con la sua opera del 1884 (I poeti maledetti) rese onore a sei di loro, autori rigettati dal proprio tempo e dei quali oggi, fortunatamente, abbiamo riscoperto il valore: Tristan Corbière, Arthur Rimbaud, Stephane Mallarmé, Marceline Desbordes-Valmore, Villiers de L’Isle-Adam e ultimo tale Pauvre Lelian e il povero Lelian dietro al quale si cela lo stesso Paul Verlaine.poeti dall'inferno

Particolarmente fondanti per la storia della letteratura sono Verlaine e Rimbaud, anche in virtù della relazione profonda che legò i due poeti. Il loro rapporto, ermetico e tossico, suscitò nel 1995 la curiosità della regista ungherese Agnieska Holland, che decise di riportarlo nel film Poeti dall’inferno (1995). Rimbaud (interpretato da un giovanissimo Leonardo DiCaprio) è un giovane e inesperto poeta provinciale, sconosciuto nella colta Parigi della seconda metà dell’Ottocento. Verlaine (David Thewlis) è un autore che, invece, gode già una discreta fama all’interno dei circoli letterari cittadini: vive una vita semi borghese discretamente agiata, mentre il suo percorso artistico procede positivamente. Il 1873 segna l’anno di svolta: i due poeti si incontrano. Rimbaud invia alcune sue liriche a Verlaine, che ne rimane estremamente colpito e misteriosamente affascinato, a tal punto da chiamare Rimbaud a Parigi per ospitarlo a casa propria. Il rapporto tra i due si sviluppa rapidamente e sarà il più vecchio dei due, Verlaine, a essere potentemente attratto dalla giovane e vulcanica mente di Arthur che, anarchico e insoddisfatto, non ha problemi a esprimere il suo odio verso tutti i falsi artisti di circoli e caffè.

La pellicola riporta in maniera magistrale i risvolti di questo incontro disastroso: la relazione omosessuale che farà ripudiare Verlaine dalla sua famiglia, i viaggi per la Francia e Londra, le incomprensioni e le separazioni. Poeti dall’inferno spazia dall’erotico al drammatico nel raccontare una delle relazioni – fisica e artistica – più travagliate e produttive della storia della letteratura.

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Perché la drammaticità di queste figure suscita in noi ancora un così profondo interesse? Perché si riesce a cogliere la bellezza in una poesia così oscura da sembrare l’urlo di un demone? Verlaine definì il proprio compagno di una vita come “un angelo in esilio”, uno di quegli uomini destinati a una sorta di bando dell’anima e a una vita consapevole della mancata realizzazione personale, vittime di un sentimento di annichilimento nei confronti dell’universo intero. Rimbaud così smise di scrivere, piangendo la consapevolezza dell’aver raggiunto il limite della propria poesia, implosa di fronte all’impossibilità di rapportarsi al mondo e a chi lo abita. Quel sentimento di disperazione che Rimbaud sentì in maniera così acuta lo può percepire chiunque, in momenti e misure diverse, durante tutta la propria esistenza: è il momento del confronto più duro con se stessi, nonché l’allenamento più difficile contro il nulla esistenziale. La poesia, dunque, per quanto decadente e maledetta, rimane sempre una forma di comunicazione, di trasferimento di emozioni, una voce umana che chiede di non essere ignorata.

Andrea Passoni